Il gambero e il coccodrillo
Nell’immaginario che accompagna le mie riflessioni, due animali mi vengono in mente, che rappresentano atteggiamenti ed esperienze che si affollano nel quotidiano.
Liberando i gamberi dal destino cruento delle piastre arroventate per le nostre tavole, li scelgo per descrivere quanto il malessere di un “pensiero” inadeguato mi accompagna. Mi sembra l’atteggiamento intellettuale di chi per necessità di cose avanza nel tempo e segue le correnti del quotidiano, nel pensare, nell’agire e nel vivere con gli altri. Le scelte che ne derivano si traducono in “fare” sociale, in iniziative economiche, in vivere con gli altri e quindi nell’inevitabile incontro con altro pensiero, con scelte diverse, con visioni anche contrastanti. Il procedere da “gambero” mi sembra quello di chi non si stacca dal proprio punto di vista e che memore di antiche certezze vorrebbe ad ogni costo riprodurre un sistema di pensiero, di etica e di pratiche anche elementari valide per altri tempi, ma non risolutive per i nuovi problemi che si sono sviluppati nel contesto culturale e sociale. Un esempio concreto viene dall’evoluzione spesso drammatica delle condizioni abitative, lavorative, familiari. Per non parlare della pluralità di esperienze culturali, per il ruolo nuovo delle donne, per la crescita delle possibilità di conoscere e di informarsi e tanto altro.
Perchè ostinarsi a procedere con un modo di leggere la realtà ispirandosi a metodi conoscitivi che per la loro esperienza deduttiva non tengono conto delle situazioni diversificate ed in movimento? Non è scelta di “relativismo”, ma sana ricerca nello spirito di quella relatività che Galileo e Einstein dal mondo fisico ci consigliano di applicare al mondo della conoscenza. E’ certo più difficile come modo di procedere, intellettualmente ed eticamente. Ma c’è una priorità nella ricerca “spirituale” che anche per un cristiano ha sapore di sfida, nel cercare ciò che di valido, di buono, di produttivo il presente ci offre nella sua varietà ed il futuro ci prepara nella misura della nostra speranza. La luce e la forza dello Spirito non si addicono alla spiritualità del “gambero”.
Un altro animale che invade il mio “immaginario” è il coccodrillo! Lo dico con una certa apprensione perchè proprio in Chad l’amico Armando ci fece assaggiare l’arrosto di piccoli alligatori. Ma qui si tratta di una esperienza diversa ed altrettanto drammatica. La “questione morale”, sempre aperta e viva nella nostra sensibilità di cittadini e, ancora peggio, per chi è credente, si pone come spartiacque per capire le ragioni di un degrado che attraversa il vivere sociale, economico, culturale, che fa soffrire chi ha a cuore la giustizia e che riconosce il “vero” inscindibile dal “giusto”.
Cosa c’entrano i coccodrilli? E’ il fatto che è abitudine diffusa lamentarsi su ciò che non va e non ci si rende conto che in parte ne siamo responsabili. Per la “munnezza” di casa nostra è evidente l’incontro fra interessi illegali, inadempienza amministrativa e politica, cattiva educazione nell’uso dei rifiuti anche a livello delle famiglie. Ed allora piangiamo. Cosa dire della pessima abitudine di puntare il dito sulle difficoltà di una economia che non decolla e che incombe sui bisogni elementari di tanti cittadini e poi non si corregge il nostro atteggiamento di fronte all’emersione, all’evasione, alle truffe sommerse di una finanza nazionale ed internazionale che impoverisce chi è sempre più povero? Come sensibilità evangelica forse ci si è dimenticati dell’avvertimento che il peggiore degli idoli è proprio “mammona”.
L’indignazione si può accompagnare con la difesa dell’equità e il dolore per le sofferenze che affliggono parte dell’umanità si può attenuare con uno stile di vita più sobrio e con una gestione del potere in spirito di servizio, senza spettacolo e senza clientele. La rigorosità dell’analisi e dell’elaborazione di una etica sociale, salvando la relatività delle situazioni, impone scelte coraggiose; forse il contributo che i cristiani possono dare è quello di rifarsi con ispirazione alla ispirazione che fu del profeta Isaia e che Gesù fece sua: “Lo spirito del Signore è sopra di me, …. mi ha mandato ad evangelizzare i poveri, ad annunziare ai prigionieri la liberazione …. a rimandare gli oppressi in libertà” (Is 61, 1ss.). Oggi si deve ancora dare compimento a ciò che Gesù stesso avviò come liberazione nella storia degli uomini.
Per gentile concessione di: Fabrizio Valletti sj (tratto da Fuga di Notizie - Febbraio 2008)
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