Abraham B. Yehoshua: L’amante
Haifa, 1973. Saga di una famiglia ebrea della media borghesia, sullo sfondo della guerra tra israeliani e palestinesi, e della misteriosa scomparsa di un amante, inghiottito dalle impenetrabili sabbie del deserto insieme alla sua eccentrica Morris celeste.
Yehoshua si rivela abilissimo nella strutturazione di una narrazione corale e multiprospettica che mette in gioco i diversi punti di vista dei protagonisti immergendo il lettore nel gioco di specchi di una realtà variegata, equivoca e, come la luce proiettata da un prisma, ricca di ombre e di sfumature.
Il lettore si destreggia tra situazioni paradossali, equivoci e fraintendimenti: Adam insegue disperatamente il fantasma del perduto amante della moglie, creatura che sembra essere stata partorita e plasmata dalla sua stessa fantasia per risvegliare il desiderio nella consorte, Asya, la quale si trova, infatti, completamente immersa nei suoi sogni di un mondo reale ma strampalato…
Dafi, la figlia, vive nel suo mondo di adolescente fatto di notti insonni, incapace talvolta di comprendere i genitori, gli adulti in generale, e soprattutto il mondo arabo che, come scrive Pietro Citati, vive accanto e dentro Israele.
Al di là dell’intreccio, questo romanzo induce nel lettore attento un importante considerazione: con toni leggeri e scorrevoli, Yehoshua riflette sul tema dell’incomunicabilità, o meglio, della difficoltà di comunicazione che caratterizza non solo il dialogo tra le diverse culture, ma anche, più estesamente, la comunicazione umana. Ciò a dimostrazione di quanto sia difficile per ogni individuo esprimere sè stesso, la propria intimità e comprendere gli altri nel profondo, attraverso il linguaggio, che pur essendo attributo ormai irrinunciabile della vita, rimane pur sempre uno strumento puramente convenzionale che non rispecchia l’essenza umana quanto piuttosto la cultura di appartenenza.
Leggero, umoristico, attuale: L’amante non è solo un romanzo, è una cronaca dei giorni nostri, un pezzo di storia, una riflessione filosofica sulla vita e sul significato che l’uomo le attribuisce vivendola.
Per gentile concessione di: Giuliana Gugliotti
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