Jonathan Coe: La pioggia prima che cada
Alla morte della zia Rosamond, Gill si reca nello Shropshire, dove l’anziana donna viveva ormai sola dai tempi della scomparsa della sua compagna di tutta una vita, la pittrice Ruth. Giunta nella villetta, fredda e desolata, Gill vi trova alcuni album di foto sparsi sul pavimento, delle audiocassette e una bottiglia di whisky, ma ciò che più la lascia sconvolta è un flacone vuoto di Diazepam poggiato su un mobiletto.
L’ultimo gesto della zia Rosamond è stato togliersi la vita, liberarsi di quella tediosa quanto triste solitudine nella quale si era chiusa da tempo. Un gesto consapevole, la cui volontà è testimoniata nei nastri, quelli che Gill ascolta, appassionata, insieme alle sue due figlie.
Jonathan Coe affida così ad un’ultrasettantenne, dalla voce calda e stanca, la narrazione della travagliata storia che si esplica nel suo sesto romanzo: un dramma familiare che, attraverso la descrizione puntigliosa di una serie di diapositive e fotografie, raccoglie la complessa esistenza di tre generazioni di donne.
Ma è ad Imogen che, in realtà, Rosamond narra questa storia; la piccola Imogen, che Gill ricorda di aver visto in occasione di qualche riunione familiare. Ma dove sarà adesso, dopo tanti anni?
Così la donna, basandosi sulle notizie e sui nomi di persone e luoghi contenuti nei nastri, si metterà alla ricerca di Imogen e… la troverà. Ma non ci sarà lieto fine. Solo la possibilità per Gill, depositaria dell’intera saga familiare, di intravedere il disegno, quel disegno che il destino ha tracciato per le donne della sua famiglia, intrecciandone le vite nel corso degli anni.
Tuttavia come la pioggia prima che cada l’intensa rivelazione non può essere afferrata dalla mente dell’essere umano… e il significato scivolerà via, imprendibile, nella realtà della vita.
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