sottili differenze di prospettiva

Harry Potter: un nome, un fenomeno

Harry Potter: un nome, un fenomenoJ. K. Rowling non avrebbe mai immaginato che una semplice fantasia, nata per ingannare il tempo durante un noioso viaggio verso Londra, si sarebbe potuta trasformare in un fenomeno mediatico di impareggiabili proporzioni. Nato come un romanzo per bambini, Harry Potter è ormai diventato un classico della letteratura mondiale, che non interessa solo i ragazzi, ma anche tutto il mondo degli adulti.

Come ciò si sia reso possibile è ancora ignoto… pare quasi che questa storia sia riuscita a stregare il mondo, trasformandosi in una sorta di mania collettiva che ha innescato una spirale mediatica e commerciale che ha investito i più svariati settori della produzione mondiale: dai più scontati giocattoli a vere e proprie riproduzioni di ambienti del mondo magico, per non parlare della diffusione di monete coniate con l’effigie del maghetto. Ciò che colpisce non è l’ovvia speculazione affaristica, che si può riscontrare anche per tanti altri personaggi mediatici, ma piuttosto la sproporzionata e inattesa influenza che la saga ha suscitato nel pubblico in un così breve tempo.

Il primo libro è stato pubblicato nel 1997: a distanza di soli 11 anni sono stati già riprodotti cinematograficamente cinque dei sette capitoli che compongono la saga e tutto il mondo aspetta la proiezione del sesto, per non parlare della spasmodica attesa che ha caratterizzato l'uscita del settimo e ultimo capitolo letterario dell’intera vicenda.

Cercando di comprendere le ragioni di questo fenomeno, non ci si può limitare ad affermare che il solo impianto fiabesco, pur se perfettamente costruito, sia l’unico elemento responsabile del fascino esercitato sul lettore/spettatore. Sicuramente, il fatto che affondi le sue radici in un retaggio culturale mitologico che, avendo una indubbia risonanza sull’inconscio collettivo, soddisfa il bisogno di magia insito in tutti noi, pur attraendo i lettori, non esaurisce le ragioni del suo impatto sul pubblico. Appare chiaro che Harry Potter ha una marcia in più rispetto a qualunque altra fiaba. La semplicità con cui la magia entra a far parte del quotidiano rende il mondo magico molto più alla portata dei sogni dei bambini, in quanto molto più sovrapponibile alla realtà. Figli di Babbani che si scoprono maghi, scuole di magia organizzate secondo il classico modello scolastico, oggetti del mondo reale dotati di qualità magiche, situazioni e problemi sociali, come la povertà e le distinzioni razziali, che si ripresentano immutate in questo scenario.

La magia qui si presenta come un tratto naturale dell’organizzazione di un mondo perfettamente speculare al nostro, con banche, negozi, ministeri e leggi magiche, che regolamentano e limitano il potere, generalmente ritenuto assoluto, delle arti magiche. Questa naturalezza permette una vera e propria osmosi tra i due mondi, al punto che la magia non si esaurisce chiudendo il libro o spegnendo il televisore, ma permane nella mente e nella fantasia del lettore/spettatore.

Ovviamente, un’architettura così costruita non è esente da critiche, in quanto può esporre le menti più fragili al rischio di una confusione/fusione tra la realtà effettiva e la realtà interiore, che assume le caratteristiche del mondo magico del maghetto, in cui il bambino può facilmente scegliere di rifugiarsi.

Per gentile concessione di: Sara Di Somma, Giuliana Gugliotti, Stefania Maio, Claudia Marino.

 

 


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