sottili differenze di prospettiva

Classi differenziali: “ponti” verso la non-integrazione?

Classi differenziali: "ponti" verso la non-integrazione?Ogni razzismo è fondato sulla fantasia delirante di poter possedere la purezza della razza, l'esclusivismo d'una appartenenza, l'elitarismo di un ceto sociale, l'orgoglio di un gruppo a parte, grazie all'esclusione di altri, della diversità, di chi, escluso dall'appartenenza, conferisce valore all'appartenenza stessa".

Queste parole di Renzo Carli e Rosa Maria Paniccia mi sembrano più che mai attuali in un clima politico che discute tanto di immigrazione.

L'ultima del nostro governo è di creare classi differenziali, classi separate per i bambini immigrati. La proposta di legge si basa sull'assunto che le difficoltà legate alla mancata conoscenza della lingua italiana dei bambini immigrati influirebbero sull'andamento di un intero gruppo classe, senza considerare che, forse, proprio la scuola e la socializzazione con bambini italiani sarebbero di grande aiuto per l'apprendimento della lingua e l'integrazione di culture, spesso profondamente diverse, che si ritrovano a dover convivere in uno stesso territorio.

Il nuovo decreto legge proposto da Maria Stella Gelmini, ministro dell'Istruzione, inibisce, a mio avviso, una reale integrazione tra la nostra popolazione e chi, in territorio italiano, cerca di costruire una vita migliore per sè e la propria famiglia, attirato dall'illusoria immagine di "Bel paese" che i nostri media continuano a diffondere, nonostante le evidenti condizioni di disagio economico e sociale in cui versa l'Italia.

Il provvedimento relega sullo sfondo la diversità escludendo la possibilità di istituire relazioni sociali con persone di diversa etnia e cultura, la possibilità di accettare che l'estraneo non sia necessariamente un nemico da cui difendersi, isolandolo, ma un amico da conoscere, la cui comprensione potrebbe persino arricchirci.

Cosa impedisce agli italiani di accettare la convivenza?
Indubbiamente non è un processo semplice; accettare la presenza di popolazioni diverse con usi e costumi che il più delle volte ci sembrano incomprensibili, non è certo un percorso privo di ostacoli, ma forse, visti i livelli di immigrazione del nostro paese, sarebbe il caso di fare un tentativo.

L'integrazione necessita di una certa apertura mentale, ovviamente, da entrambe le parti: non mi ergo a "Paladina della giustizia" per gli immigrati, anzi, realisticamente, ritengo che anche da parte loro sia necessario uno sforzo per comprendere i nostri modi di vivere, ma soprattutto accettare le nostre leggi nonostante possano intimamente non condividerle.

Immagino, cioè, che l'integrazione rappresenti uno scambio reciproco e non un adattamento che finisca per assumere i tratti di un'assimilazione per gli immigrati, indotti ad adeguarsi ai nostri modi di vivere, abbandonando tutto ciò che, magari per una vita intera, ha costituito una salda identità di appartenenza.

Creare classi differenziali, separare italiani e stranieri con il pretesto di migliorare l'istruzione dei nostri bambini, non vi sembra un'esclusione al limite della discriminazione?? Perchè, invece, non prevedere ore supplementari di studio della lingua italiana laddove si rivelasse necessario?

Forse che preferiamo la strada più semplice, priva di ostacoli, che ci tenga lontani da chi non riusciamo a capire, negandone l'esistenza?? O forse preferiamo davvero escludere chi non appartiene al nostro mondo, essendo presuntuosamente orgogliosi della nostra identità culturale, rifiutandoci di comprendere e accettare gli altri?

 

 


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