sottili differenze di prospettiva

Non c’è solo razzismo

Non c'è solo razzismoEravamo nel dicembre 2005 e un gruppo di venti famiglie rumene di etnia rom furono cacciate da un campo di Casoria. Accolte dalla chiesa Santa Maria della Speranza trovarono solidarietà e simpatia da parte di molti che si prodigarono perchè fosse limitato il loro disagio. Fra accusa di favoreggiamento da parte delle autorità ed un intervento personale del sindaco si arrivò all'accoglienza nella ex-scuola Deledda. Tornavano alla mente gli sfollati dai bombardamenti della guerra accolti nelle scuole. Una famiglia viveva una emergenza particolare; l'ultima nata soffriva una patologia che richiedeva il trapianto del midollo.

Le condizioni di vita rendevano problematico l'intervento e per la sorellina donatrice e per la neonata in difficoltà. Più passava il tempo e maggiore si manifestava la solidarietà di diversi volontari e dell'ammirevole equipe sanitaria dell'ospedale Pausillipon, che al di là dell'intervento chirurgico e della prolungata assistenza post operatoria, metteva in atto una rete di premurosa presenza anche da parte di un'associazione di volontariato. Gli eventi si sono succeduti ed una nuova gravidanza, con il riproporsi della stessa patologia per la nuova nata, sembrava che dovesse mettere alla prova il paziente impegno di medici, volontari ed istituzioni.

Il copione ripetuto non era privo di drammatiche incertezze, anche per il permanere nella famiglia rumena di espressioni culturali non sempre comprensibili ai tanti collaboratori. Non è scontato che l'accoglienza sia assimilazione e integrazione di comportamenti, di abitudini, di disponibiltà ad acquisire nuove prassi. La ricerca di una sistemazione adeguata per l'intera famiglia, per affrontare la doppia convalescenza, ha avuto esiti ammirevoli presso case religiose, in mezzo a incomprensioni e alla necessità di dirimere perplessità e pregiudizi.

E' il cammino evangelico samaritano e di quelle situazioni di nomadismo che caratterizzano la nostra epoca. Gli apparati e le istituzioni nel bene e nel male spesso non colgono il dramma di una umanità che subisce le contraddizioni del benessere e della società più sicura.

Per la famiglia che usciva dall'emergenza sanitaria l'esodo sembrava che potesse avere una conclusione: una casa ed un lavoro per il capofamiglia a Montemarano, comune dell'Irpinia.

La solidarietà sempre più articolata ha perfezionato il suo modo di intervenire nel tentativo di superare l'assistenza e di avviare la famiglia ad una progressiva autonomia, nell'inserimento sereno in un contesto che si presentava favorevole, come poteva sembrare l'ambiente di un piccolo e civile paese. Tante le difficoltà nella più recente storia della famiglia, tutte disegnate come in un percorso esemplare, soprattutto nel superamento di quegli stereotipi che danno per scontato che si possa uscire dalle povertà solo per la buona volontà delle singole persone. Si succedono il desiderio di tornare in Romania, la partenza, l'incertezza per il futuro, l'apprensione per chi ha speso tante energie e segue da Napoli anche con un sincero affetto la sorte soprattutto delle bambine.

Sono quei sentimenti nascosti ed anche espressi che rimangono nell'anonimato di tanto impegno, ma che sono traccia luminosa di chi non vuole divisione, esclusione, manifestazioni di incivile razzismo.

Per gentile concessione di: Fabrizio Valletti sj (tratto da Fuga di Notizie - Ottobre 2008)

 

 


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