“Linea 1″ della Metropolitana di Napoli
Le aree di cantiere in una città, andrebbero considerate come una presenza temporanea e una occasione indispensabile di miglioramento dell'ambiente urbano, ma come si può avere una concezione così ottimistica per cantieri che sono aperti da tempo eccessivo come quelli della "linea 1" della metropolitana di Napoli?
Quanto tempo è passato?
In realtà i primi cantieri della "linea 1" vennero aperti nell'ormai lontano dicembre del 1976 in piazza Medaglie d'Oro e agli inizi del 2009 abbiamo solo metà dell'anello della tratta su ferro effettivamente funzionante. Agli inizi del 2008 era prevista la fine dei lavori, con il completamento e la chiusura dell'anello che investe zone principali della città, come piazza Bovio, piazza Nicola Amore, o anche l'aeroporto di Capodichino. Questo non è avvenuto, e la fine dei lavori è stata procrastinata al 2013.
Ad infierire su questa assurda lentezza il 30 dicembre 2008 è avvenuto il sequestro dei cantieri di piazza Nicola Amore e piazza Bovio ad opera della Capitaneria di Porto, a causa di una presunta immissione in fogna, e dunque in mare, di acque reflue industriali provenienti dalle attività lavorative nei cantieri, che quindi ora sono bloccate.
Soldi e Gloria
La lentezza con cui procedono i lavori non dipende dalla mancanza di fondi. Il progetto metropolitana "linea 1" di Napoli è stato finanziato e continua ad esserlo dal Comune di Napoli, dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) e dall'Unione Europea attraverso il FESR Fondo Europeo di Sviluppo Regionale che ha concesso alla Regione Campania 8 mln di euro che copriranno i lavori fino al 2013, mentre 27 mln ne verranno spesi fino al 2015 per completare la rete integrata campana. Inoltre il progetto della metropolitana "linea 1" di Napoli pare che sia stato definito all'avanguardia e dunque motivo di vanto per l'amministrazione regionale durante l'esposizione "Metropolis - La sfida del trasporto su ferro a Napoli e in Campania -" tenutasi presso il palazzo Berlaymont, sede della Commissione Europea a Bruxelles.
E forse a Bruxelles il plastico in miniatura della "linea 1" completa sarà anche piaciuto, ma rimane l'insignificante dettaglio che con il tempo trascorso, ovvero 32 anni, da quando il primo cantiere è stato aperto fino ad oggi, pare che... pare che gli Antichi Egizi abbiano costruito la monumentale Piramide di Cheope comprensiva di tomba sotterranea circondata dalle acque del Nilo (circa 30 anni). La tomba del primo imperatore della Cina Qin Shi Huang Dì con mausoleo, e camere ipogee che riproducevano ambienti terreni e lìintera volta celeste (circa 36 anni).
Se non si vuole parlare sempre di cinesi rimaniamo in casa, con l'anfiteatro Flavio, meglio conosciuto come Colosseo, la cui struttura principale fu terminata in circa 10 anni sotto l'imperatore Vespasiano e poi il figlio Tito...
Almeno lasciate fare IRONIA! Grazie!
E sì! Perchè il cittadino napoletano non perde mai la capacità di fare ironia. E' lo spirito napoletano, la propensione a sdrammatizzare su tutto il nefasto in modo catartico, esorcizzando la sofferenza provocata da disservizi, caos e criminalità, per andare avanti nelle difficoltà della vita di tutti i giorni che in una città come Napoli sono amplificate. E' l'indole di Pulcinella che con l'espressione corrucciata e il mezzo sorriso, in un misto di rassegnazione, delusione e questa proverbiale ironia rompe il silenzio e attenua la durezza dei fatti con qualche battuta, "ride e pazzea" di fronte a episodi che nella loro incessante reiterazione, come una goccia d'acqua che perde da un rubinetto rotto, ormai agli occhi di napoletani ed italiani tutti, non fanno più notizia.
O forse continuano a fare notizia all'estero: una efficace pubblicità deleteria che per la solita ed onnipresente ironia è anche gratuita.
Ci si chiede per quanto tempo ancora le voragini che appaiono come ferite aperte deturperanno la città, e per quanto ancora i cittadini napoletani dovranno sopportare i disagi provocati dai lavori in corso. I termini della fine dei lavori, previsti per gli inizi del 2008 sono stati ampiamente disattesi e le carreggiate, non abbastanza ampie da poter contenere un numero così elevato di auto e motorini, continuano ad essere perennemente congestionate dal traffico. E quando piove tanto, come avviene in questi giorni, la città partenopea rigurgita acqua dalle fogne ed il manto stradale collassa e sprofonda. Altri cantieri, altri disagi, ancora più traffico. Il 2008 non è di certo stato l'anno dell'apertura delle nuove stazioni delle metropolitane come del resto neanche dell'apertura degli incompiuti termovalorizzatori. E la città ha sputato la monnezza indigesta.
Cantieri, traffico, monnezza. Una bolgia infernale.
E quando ci si è già rassegnati a rimanere bloccati ore ed ore nel traffico cittadino, magari proprio a Piazza Municipio, dall'interno delle proprie auto ci si volta al finestrino, sbuffando e con lo sguardo assente, in direzione di quel cantiere. Ancora una volta è lì che ci si accorge che la nostra città è meravigliosa. Il sole? il mare? Il Vesuvio? No. Non la solita roba da cartolina. E' il ventre di Napoli che continua generosamente e incondizionatamente ad elargire doni.
I reperti archeologici del porto antico venuti fuori proprio dai cantieri della metropolitana. Una sfrontata ed insolente manifestazione di bellezza, che va ad aggiungersi a tutte le opere d'arte e ai monumenti, ai vicarielli antichi e alle oltre 500 chiese, alle sedimentate stratificazioni di stili architettonici, tutte testimonianze di quelle vicissitudini storiche che non hanno solo lambito fugacemente le coste di questa città, ma che per molti secoli l'hanno resa protagonista del Mediterraneo.
Un ulteriore rallentamento ai lavori certo, ma più che un vincolo una opportunità, se pensata nell'ottica di un museo a cielo aperto o di una integrazione con la futura stazione metro. Una efficiente linea di trasporti come la metropolitana è indispensabile per la morfologia urbana e per il rapporto spazio/densità di popolazione di questa città. Servirebbe non solo a migliorare le condizioni di vita dei cittadini, costituendo una arteria vitale di collegamento tra città e provincia, ma anche a fortificare la naturale vocazione turistica di Napoli che potrebbe accogliere considerevoli flussi turistici al pari di una capitale Europea.
Motivi tristemente noti...
Nessuno può mettere in dubbio che realizzare un'opera pubblica di grande importanza e di elevata complessità come una linea di metropolitana sia semplice. I progetti e le dinamiche di costruzione vanno a scontrarsi quotidianamente con le difficoltà che propone il sottosuolo napoletano, con le sue peculiarità geologiche, corsi d'acqua sotterranei, reti interrate di gas e di fogne obsolete, e l'evenienza del recupero di reperti archeologici; ma un adeguato ed indispensabile comitato tecnico scientifico, avrebbe dovuto prevederle con un lungo lavoro preparatorio e antecedente agli scavi.
Fatto sta che 32 anni di lavori ancora incompiuti sono davvero tanti, e per forza di cose che viene da pensare che non quadri qualcosa. E quando a Napoli qualcosa non quadra i motivi purtroppo sono sempre i soliti. La manifesta incompetenza delle varie amministrazioni susseguitesi negli anni e la provata presenza di organizzazioni camorristiche con le mani in pasta nei cantieri della metropolitana hanno determinato la situazione di apparente immobilità che vive attualmente questa città, e presto ci si rende conto che l'opera pubblica Metropolitana è solo uno dei tanti esempi di meccanismi contraddittori, poco nitidi, le cui parti sono complementari e spesso si compenetrano. Rapporti osmotici, quasi empatici che caratterizzano ogni aspetto di Napoli senza che si riesca a capire dove inizia l'uno e finisce l'altro. Il lecito che si perde nell'illecito, il pubblico che diventa cosa privata, il blu del cielo che diventa mare, il magma che si fonde con la terra, come quella del Vesuvio, che riposa placido ma ribolle silenzioso ed aspetta.
Ricevuto da Annalisa Ferroni e volentieri pubblicato.
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