sottili differenze di prospettiva

Margaret Mazzantini: Venuto al mondo

Margaret Mazzantini: Venuto al mondoUna mattina qualsiasi, dopo una notte quasi insonne, Gemma riceve una telefonata: è Gojko, il suo vecchio amico sarajevita. Le chiede di tornare in città, ci sarà una mostra fotografica sugli anni della guerra, saranno esposte anche delle fotografie di Diego, il fotografo delle pozzanghere, quel primo amato marito che Gemma ha perso tra le macerie di Sarajevo.
Dal telefono poche parole, ma tante emozioni; riaffiorano antichi dolori, si riaprono ferite mai completamente rimarginate.
Orami cinquantenne Gemma si fa intraprendente, decide di mollare tutto, di prendere un aereo e tornare a Sarajevo, forse per curare tutto quel dolore. Parte e porta con sè Pietro, suo figlio. Un ragazzo di sedici anni figlio di un uomo che lo ha cresciuto pur non essendo suo padre, figlio arrabbiato con un padre mai visto e conosciuto solo grazie ad una foto appesa al frigo.
Il ritorno a Sarajevo è quasi uno shock per Gemma, rivive di continuo le scene di morte e distruzione a cui ha assistito nei giorni della guerra... rivive i giorni passati con Diego.

Pagina dopo pagina, Margaret Mazzantini snocciola una grande storia d'amore: dal colpo di fulmine al matrimonio, fino alla genitorialità negata, agli struggenti e disperati tentativi di una donna di diventare madre, ma soprattutto di avere un figlio che abbia gli occhi e i tratti dell'uomo amato. Gemma insegue il proprio desiderio fino a non riuscire più a fermarsi. Fino a non riconoscere che, forse, è arrivato il momento di arrendersi. Fino ad arrivare a mettere in gioco qualcosa di importante, e a perderlo, pur di realizzare il suo sogno.
Sullo sfondo di questo amore, la città di Sarajevo: quella allegra e rumorosa delle olimpiadi invernali, che vede nascere il profondo sentimento tra i due giovani; quella distrutta e assediata, che lo vede finire.
E' un viaggio della speranza quello che Gemma intraprende ritornandovi adulta, la speranza di poter accettare finalmente il proprio passato senza riserve, tornando alle origini. E anche per Pietro, inizialmente arrabbiato con la madre per la prospettiva di una tetra vacanza, questo viaggio rappresenterà un ritorno alle origini, sarà un viaggio per capire se stesso e sua madre, per ricominciare ad amarsi e a vivere un rapporto reale.

"La speranza appartiene ai figli" scrive la Mazzantini "Noi adulti abbiamo già sperato e quasi sempre abbiamo perso". Sorprende l'attualità di queste parole, come dell'intero romanzo, che racconta vite stravolte dalla guerra, una guerra ormai lontana, a differenza di molte altre che ancora affliggono il nostro mondo.
Paesi dove la speranza muore ogni giorno soffocata dal dolore delle bombe e della morte, mentre noi, qui, nella nostra "insignificante" vita di pace siamo presi soltanto dal consumismo, dalla TV, dall'apparire. Una volta fatto proprio questo romanzo è impossibile non provare a riflettere, dalle profondità di queste inestricabili dinamiche che ognuno di noi fa proprie senza neppure rendersene conto; riflettere sulla possibilità che nel mondo possa tornare la pace e immaginare un presente in cui possano esistere Gemma e Diego, finalmente liberi dallo spettro della guerra, ma soprattutto possano esistere "tanti" Pietro, figli sereni di padri presenti, vivi; padri conosciuti in carne e ossa... e non grazie ad una foto appesa al frigo in cucina.

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