Inverno pagano
Questo inverno pagano canta a squarciagola sul mio dosso curvo,
spiffera al vento e alla neve il mio bisogno di calore,
arde ancora nel passato quella fiamma che attira i palmi arrossati,
che spegne nel tepore occhi lucidi e parole,
che racconta favole e fa sorrider petardi e castagnole.
Quell' altare in pietra grezza e frantumata,
quell'alone di luce che riflette sulle pareti ombre di oscuri cavalieri,
di bizzarri destrieri fra incubi e sacchi neri,
stretti attorno a quel magico forno
dove la fuga e il ritorno si scambian di continuo la rinascita e il declino,
questo inverno da bambino,
tascabile ed estraibile dal cilindro,
colombe e gabbiani fuggono dal violento domani,
piccole mani giunte invocano ali d'angelo.
Vecchie case unte da lumi a petrolio riposano con orgoglio sotto fitte nevicate,
questo inverno mi fa paura,
nel perimetro irregolare di periferia la raffineria
di sensazioni e ovazioni dissolve al cielo la cenere dello spirito selvaggio,
arcano questo eterno inverno che spara l'ultima cartuccia,
distesa e senza vita quella sterile buccia,
il caricatore di tristezza e bianca morte è tristemente vuoto,
laggiù in quella fatiscente cuccia si agita e sorride la misera e corta miccia.
Autore: Francesco Finizio
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