Cooperare è meglio che Competere
Vorrei riprendere il discorso iniziato nell'articolo "Il lavoro di gruppo oggi" sulle dinamiche e sugli scenari attuali e prossimi del mondo del lavoro.
Sappiamo tutti che il lavoro di gruppo si fonda sulla cooperazione, ma... Cosa significa "cooperare"? Letteralmente significa lavorare insieme per raggiungere obiettivi comuni: ogni individuo cerca di perseguire dei risultati che vanno non soltanto a suo vantaggio, ma anche e soprattutto a beneficio di tutti gli altri membri del proprio gruppo; è esattamente l'opposto della competizione, che pone gli individui gli uni contro gli altri.
Nell'ambito del gruppo bisogna saper incoraggiare, fornire sostegno, chiarire, illustrare, osservare i comportamenti, ma anche "criticare", sintetizzare e motivare; soltanto così sarà possibile sviluppare relazioni basate sull'accettazione dell'altro, sul sostegno e la fiducia reciproca e modalità di comunicazione chiara e precisa anche al fine di tracciare modelli costruttivi di interazione per la risoluzione dei conflitti.
Il lavoro di gruppo dà origine al gruppo stesso ed è equilibrio tra la pianificazione e lo svolgimento del compito e la gestione delle relazioni che in esso si costruiscono: i legami affettivi e di solidarietà diventano fondamentali nella gestione del lavoro perchè se un gruppo è in grado di far emergere le differenze e divergenze al suo interno e di arricchirsi attraverso di esse, facendo leva sulle potenzialità di ognuno, sarà possibile creare, a partire dalle relazioni tra i soggetti membri, punti di forza fondamentali nel superamento di eventuali ostacoli.
Spesso dalle attività di assessment emerge che molti individui inseriti in gruppi di lavoro non prendono la parola per esprimere il proprio contributo o preferiscono restare nell'ombra e far agire i leaders: è vero che nel gruppo ognuno fa proprio un ruolo specifico, che deve essere riconosciuto ed esercitato con consapevolezza, tuttavia è fondamentale sollecitare la partecipazione di tutti perchè all'interno di un gruppo la condizione che accomuna i partecipanti è proprio l'appartenenza, l'essere membro (membership). Essere consapevoli della propria appartenenza significa riconoscere se stessi come parte del gruppo e identificare il gruppo stesso come opportunità - per il singolo come per l'azienda di cui il team di lavoro fa parte - di soddisfare un bisogno e raggiungere obiettivi specifici.
Questo riconoscimento è condizione necessaria per la formazione della groupship, ovvero per l'emergere di un sentire di gruppo che porta alla costituzione del soggetto gruppale: si assiste gradualmente ad un passaggio dal me al noi, dove il noi non implica un annullamento di se stessi nel gruppo. Per la psicologia della Gestalt un fenomeno, un sistema, un gruppo di individui non sono altro che insiemi in cui il tutto è più della somma delle singole parti che li costituiscono: ciò sta a significare che ogni individuo porta qualcosa di sè nel soggetto gruppale e che tali apporti costanti danno vita ad un soggetto unico e diverso in cui i bisogni, gli obiettivi, le caratteristiche non appartengono più esclusivamente ai singoli ma al nuovo sistema emerso dalla loro unione.
Per questo motivo la collocazione ottimale nel lavoro di gruppo diventa quella a cerchio, perché favorisce il coinvolgimento di tutti e facilita la disposizione ad impegnarsi per raggiungere un risultato comune. Inoltre il cerchio rende più facile l'osservazione del contesto e degli altri, dando origine a quel flusso costante che si fonda sull'interattività e lo scambio. Affinchè si verifichi il passaggio fondamentale dal "me al noi" è necessario attivare un cambiamento di prospettiva: dalla logica personale bisogna passare alla logica dell'altro per valorizzare le differenze individuali e costituire un gruppo che lavori per un obiettivo comune, fondandosi sui punti di forza di ogni suo singolo membro.
Valorizzare le diversità in un gruppo di lavoro aumenta il livello di groupship, ma anche e soprattutto il livello di identificazione con l'azienda: il lavoratore è più motivato a raggiungere l'obiettivo se lo percepisce come proprio; non solo come compito da eseguire per l'azienda, ma successo finale da raggiungere per se stesso e per il proprio gruppo.
Naturalmente nell'ambito del lavoro di gruppo occorre rispettare una serie di regole relative alle relazioni interpersonali, alle modalità di confronto, alla comunicazione: non bisogna mai ledere i diritti altrui, né utilizzare comportamenti scorretti verso gli altri componenti; dunque, vanno sempre considerate le opinioni degli altri e ognuno deve ascoltare senza giudicare a priori. Occorre essere pronti al confronto, a subire critiche e imparare a mettere in luce le criticità altrui in modo costruttivo, andando oltre la semplice polemica.
Sono necessarie, pertanto, capacità di comprensione e di osservazione e non va sottovalutato il peso che le emozioni hanno nell'orientare lo sviluppo e il lavoro di un gruppo. Spesso è importante, affinchè l'equilibrio del gruppo sia stabile, diventare attenti osservatori delle dinamiche che in esso si sviluppano per imparare insieme a contenere le emozioni e a riflettere su come esse influenzano il sistema, lasciando emergere i conflitti e incoraggiando al superamento degli stessi. Del resto, il coraggio è relativo allo sviluppo di una maggiore fiducia in se stessi e alla capacità di affrontare situazioni non prevedibili, caratteristiche fondamentali per un gruppo ben funzionante.
Molte persone sono in grado di lavorare con efficienza nelle relazioni duali, ma poco profittevolmente in quelle allargate perché non riescono a superare lo scontro diretto con le differenti personalità: non è sempre semplice tollerare il confronto con l'altro e i sentimenti negativi che da esso possono derivare, quali rabbia, invidia, impotenza.
Il fatto che un gruppo sia composto da un ampio spettro di individualità rende necessario discutere delle relazioni "negative" e di competizione che possono svilupparsi al suo interno: molti ritengono che, nell'ambito del gruppo, sia preferibile eliminare i rivali, anziché pensare che il confronto possa rendere più forte il team di lavoro. Superare i conflitti individuali è utile, invece, per porre in comune, condividere le caratteristiche positive e le potenzialità che ogni individuo possiede e può mettere al servizio dell'intero gruppo.
Tuttavia bisogna far sempre riferimento al confronto con gli altri e non alla competizione. Questa, infatti, provoca ansia, diffidenza e interferisce nelle prestazioni, impedendo il confronto che, all'opposto, è in grado di fare acquisire al soggetto gruppale nuove e diverse competenze. I dipendenti che si sentono a proprio agio tra i propri colleghi hanno una maggiore probabilità di lavorare meglio: la stima di sé, come i rapporti con gli altri e la capacità di raggiungere obiettivi in tempi stabiliti e con buone prestazioni operative, sono in una condizione di reciprocità perché il miglioramento in una di queste variabili influenza positivamente anche le altre.
Dovrebbe essere fatta propria la regola per cui «nessuno è tanto bravo quanto tutti noi messi insieme». Le aziende dovrebbero mettere il proprio staff nelle condizioni di cooperare... eppure, la realtà è fatta di competizione e di sfide sempre più elevate a danno dell'individuo e del suo ruolo all'interno del gruppo.
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