Napoli: la belle “indifférente”
La città dei rifiuti sparsi sulle strade. La città delle discariche chiuse e riaperte, la città delle forze dell’ordine – e dell’ordine – fantasma. La città in cui a bruciare non sono gli inceneritori promessi, ma i roghi tossici a cielo aperto, che sprizzano scintille e fumo nero sulle corsie delle autostrade. La città della Camorra. La città degli scippi ai turisti e del turismo della droga. La città dei disoccupati, senza lavoro e senza parcheggi. Napoli è sulla bocca di tutti. Una Napoli invivibile, una Napoli sporca, una Napoli pericolosa. Un argomento all’ordine del giorno, un capro espiatorio su cui convogliare gli scontenti di un’opinione pubblica italiana che ama lamentarsi di tutto quello che nel Bel Paese proprio non va. E per la gente che a Napoli continua a vivere, oltre che a sopravvivere, sognando la fuga in un domani libero da paure e angosce, c’è solo da provare compassione.
L’inutilità della piazza nell’era della “Terza Repubblica”
Il millenovecentoquarantasei appartiene ormai a un altro secolo. Sembrano lontanissimi gli anni in cui si poteva interpellare la piazza con un semplice plebiscito, chiedendo al popolo di scegliere, semplicisticamente, tra due alternative: repubblica o monarchia? Una scelta apparentemente facile da compiere; una scelta popolare, che ha condizionato tutta la successiva storia del nostro Paese.
