sottili differenze di prospettiva

… Nostalgia di un’altra Italia.

Un amico mi ha girato questa lettera qualche giorno fa e ho deciso di pubblicarla. E' una lettera che vale la pena leggere fino in fondo perchè, a partire dagli scandali che negli ultimi giorni stanno portando il nostro premier alla ribalta sulle pagine della stampa nazionale e internazionale, fa riflettere non tanto sulla situazione politica italiana, quanto sull'assenza di una reale educazione ai valori imperante nella nostra società. A fronte dell'elevato numero di ragazze coinvolte nel cosiddetto Rubygate, Claudio Fava si pone una semplice ed ovvia domanda: e i loro padri dov'erano?
Quanti rapporti familiari artefatti, quanta mancanza di valori ha messo in luce quest'ultimo scandalo della nostra politica: è così facile per un padre permettere alla propria figlia di svendere il proprio corpo in cambio di soldi e notorietà?
 
"Non solo il Cavaliere, non solo le ragazzine, non solo le maitresse e gli adulatori, non solo gli amici travestiti da maggiordomi, le procacciatrici di sesso, i dischi di Apicella e la lap dance in cantina: in questa storia da basso impero ci sono anche i padri. E sono l’evocazione più sfrontata, più malinconica di cosa sia rimasto dell’Italia ai tempi di Berlusconi. I padri che amministrano le figlie, che le introducono alla corte del drago, le istruiscono, le accompagnano all’imbocco della notte. I padri che chiedono meticoloso conto e ragione delle loro performance, che si lagnano perché la nomination del Berlusca le ha escluse, che chiedono a quelle loro figlie di non sfigurare, di impegnarsi di più a letto, di meritarsi i favori del vecchio sultano. I padri un po’ prosseneti, un po’ procuratori che smanacciano la vita di quelle ragazze come se fossero biglietti della lotteria e si aggrappano alle fregole del capo del governo come si farebbe con la leva di una slot machine… Insomma questi padri ci sono, esistono, li abbiamo sentiti sospirare in attesa del verdetto, abbiamo letto nei verbali delle intercettazioni i loro pensieri, li abbiamo sentiti ragionare di arricchimenti e di case e di esistenze cambiate in cambio di una sveltina delle loro figlie con un uomo di settantaquattro anni: sono loro, più del drago, più delle sue ancelle, i veri sconfitti di questa storia. Perché con loro, con i padri, viene meno l’ultimo tassello di italianissima normalità, con loro tutto assume definitivamente un prezzo, una convenienza, un’opportunità.

Ecco perché accanto ai dieci milioni di firme contro Berlusconi andrebbero raccolti altri dieci milioni di firme contro noi italiani. Quelle notti ad Arcore sono lo specchio del paese. Di ragazzine invecchiate in fretta e di padri ottusi e contenti. Convinti che per le loro figlie, grande fratello o grande bordello, l’importante sia essere scelte, essere annusate, essere comprate. Dici: colpa della periferia, della televisione, della povertà che pesa come un cilicio, della ricchezza di pochi che offende come uno sputo e autorizza pensieri impuri. Balle. Bernardo Viola, voi non vi ricordate chi sia stato. Ve lo racconto io. Era il padre di Franca Viola, la ragazzina di diciassette anni di Alcamo che, a metà degli anni sessanta, fu rapita per ordine del suo corteggiatore respinto, tenuta prigioniera per una settimana in un casolare di campagna e a lungo violentata. Era un preludio alle nozze, nell’Italia e nel codice penale di quei tempi. Se ti piaceva una ragazza, e tu a quella ragazza non piacevi, avevi due strade: o ti rassegnavi o te la prendevi. La sequestravi, la stupravi, la sposavi. Secondo le leggi dell’epoca, il matrimonio sanava ogni reato: era l’amore che trionfava, era il senso buono della famiglia e pazienza se per arrivarci dovevi passare sul corpo e sulla dignità di una donna.

A Franca Viola fu riservato lo stesso trattamento. Lui, Filippo Melodia, un picciotto di paese, ricco e figlio di gente dal cognome pesante, aveva offerto in dote a Franca la spider, la terra e il rispetto degli amici. Tutto quello che una ragazza di paese poteva desiderare da un uomo e da un matrimonio nella Sicilia degli anni sessanta. E quando Franca gli disse di no, lui se l’andò a prendere, com’era costume dei tempi. Solo che Franca gli disse di no anche dopo, glielo disse quando fece arrestare lui e i suoi amici, glielo urlò il giorno della sentenza, quando Filippo si sentì condannare a dodici anni di galera.

Il costume morale e sessuale dell’Italia cominciò a cambiare quel giorno, cambiò anche il codice penale, venne cancellato il diritto di rapire e violentare all’ombra di un matrimonio riparatore. Fu per il coraggio di quella ragazzina siciliana. E per suo padre: Bernardo, appunto. Un contadino semianalfabeta, cresciuto a pane e fame zappando la terra degli altri. Gli tagliarono gli alberi, gli ammazzarono le bestie, gli tolsero il lavoro: convinci tua figlia a sposarsi, gli fecero sapere. E lui invece la convinse a tener duro, a denunziare, a pretendere il rispetto della verità. Tu gli metti una mano e io gliene metto altre cento, disse Bernardo a sua figlia Franca. Atto d’amore, più che di coraggio. Era povero, Bernardo, più povero dei padri di alcune squinzie di Arcore, quelli che s’informano se le loro figlie sono state prescelte per il letto del drago. Ma forse era solo un’altra Italia."

Claudio Fava

 

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5 Risposte »

  1. Mi sono venuti i brividi a leggere queste righe.
    Brividi per l'orrore a cui stiamo assistendo, per ciò che dei miei pensieri ha trovato riscontro in queste parole.
    Brividi d'orgoglio per chi non china la testa, non si piega al volere dei "potenti", ma trova sempre e comunque la forza di opporvisi con i soli mezzi che ha.
    Ecco, vorrei poter rabbrividire d'orgoglio più spesso, al giorno d'oggi.

  2. La lezione dei siciliani non viene sempre dalle cattedre della mafia (come parecchi pensano), anzi il più delle volte viene da quei pochi contadini che ormai sono rimasti a coltivare i terreni, mentre la maggior parte dei giovani è stata costretta ad emigrare nonostante la promessa (non so fino a che punto realizzata) di milioni di posti di lavoro.
    Grazie dell'ospitalità.

  3. @Cristiana: Grazie di questo commento. Grazie perchè sono le tue parole che fanno venire i brividi...

  4. @Diego: Grazie a te... Approfitta sempre del nostro spazio quando lo ritieni opportuno. E' fondamentale condividere opinioni e pensieri...

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