Napoli: Santa Chiara
Il complesso monumentale di Santa Chiara è una delle maggiori costruzioni volute dai reali angioini, particolarmente devoti all'Ordine francescano. Nel 1310, nel luogo detto "fuori gli orti", in prossimità della Porta Reale, Roberto d'Angiò e la sua consorte Sancia di Maiorca promossero la fondazione del complesso monastico destinato ad ospitare sia monaci che monache, sebbene in due corpi di fabbrica distinti. L'amministrazione dei sacramenti era affidata ai frati francescani, per ospitare i quali fu edificato il <<conventino>> ove ora sono le Clarisse. L'intitolazione originaria della chiesa Santo Corpo di Cristo o anche Ostia Santa, che rievocava il miracolo di Bolsena, fu sostituita dalla dedica a Santa Chiara in omaggio alle monache.
Consacrata nel 1340, Santa Chiara fu, sin dalle origini, dichiarata chiesa <<reale>> dove si tenevano le più importanti adunanze del regno e si celebravano le cerimonie più solenni.
La chiesa, costruita da Gagliardo Primario, è in tufo giallo con pronao di piperno grigio. Il portale è sormontato dallo stemma della regina Sancia. Il semplice prospetto della fabbrica è animato solo dalla moderata vivacità del rosone di otto metri di diametro, decorato da un raffinato traforo marmoreo. Poco discosto dalla chiesa si erge il campanile, la cui costruzione fu avviata nel 1328.
L'aspetto della chiesa gotica mutò radicalmente in seguito ai rifacimenti realizzati, fra il 1742 e il 1769, sotto la direzione di Domenico Antonio Vaccaro, Gaetano Buonocore e Giovanni del Gaizo. La ristrutturazione barocca rispondeva esclusivamente alle esigenze di un gusto diffuso a quell'epoca: l'interno fu rivestito di marmi, stucchi policromi, cornici dorate; grandi pittori (come Francesco De Mura, Sebastiano Conca, Giuseppe Bonito e Paolo de Maio) realizzarono gli affreschi della volta e grandi dipinti su tela; il marmoraro Giovan Battista Massotti realizzò l'altare maggiore.
L'incendio che devastò la chiesa dopo il bombardamento del 4 agosto 1943 provocò gravissimi danni, lasciando in piedi quasi solo le mura perimetrali.L'intervento di ricostruzione, conclusosi nel 1953, ha ripristinato l'originaria struttura gotica della chiesa.
L'interno, costituito da un imponente aula a pianta rettangolare, è ravvivato dalla presenza di dieci cappelle per lato. La parete di fondo costituisce una sorta di diaframma tra la chiesa e l'ex coro delle Clarisse, opera di Leonardo di Vito.
La chiesa di Santa Chiara può essere considerata un vero e proprio museo della scultura napoletana medievale, esemplificata splendidamente dalle monumentali tombe dei membri della famiglia angioina. Opera della scultore senese Tino da Camaino e della sua bottega sono: il Sepolcro di Carlo di Calabria, figlio di Roberto d'Angiò, ed il Sepolcro di Maria di Valois, seconda moglie di Carlo di Calabria.
S'impone all'attenzione, per la sua grandiosa monumentalità, al centro della parete di fondo del presbiterio, il Sepolcro di Roberto d'Angiò, realizzato dai due scultori fiorentini Giovanni e Pacio Bertini tra il 1343 ed il 1345. Nel complesso monumento il Roberto è raffigurato due volte: in alto seduto in trono, con gli attributi di maestà, il globo e lo scettro, e nella parte centrale, disteso sul letto sepolcrale, vestito con il saio francescano e vegliato dalle sette arti liberali.
E' ancora visibile il trecentesco affresco della Trinità attribuibile ad un seguace di Roberto di Oderisio, mentre molto poco ci è rimasto della decorazione pittorica, attribuita a Giotto, la cui presenza a Napoli è documentata dal 1328 al 1333, e alla sua bottega.
La ristrutturazione settecentesca del complesso monumentale riguardò anche il Chiostro Grande o delle Clarisse (oggi dei Frati Minori). All'epoca della badessa Ippolita Carmignano (1739-42) Domenico Antonio Vaccaro, lasciando inalterata l'originaria struttura medioevale del portico, ridisegnò le aree a giardino realizzando due ampi viali che s'intersecano al centro del chiostro. La decorazione a maioliche è opera dei riggiolari Donato e Giuseppe Massa. Nei sedili sono rappresentate scene di vita settecentesca, cittadina ed agreste. A differenza del Chiostro delle Clarisse, è rimasto quasi inalterato il medioevale Chiostro dei Francescani, annesso all'ex convento dei Frati Minori che ospita dal 1937 le monache di clausura.
La sala capitolare, ora coro delle monache, fu decorata nel 1340 circa da Lello da Orvieto, con un affresco raffigurante Cristo in trono tra i santi: in basso, le figure di re Roberto d'Angiò e la regina Sancia. Nell'originario refettorio è conservato un affresco del 1332 circa, raffigurante l'Allegoria francescana della mensa del Signore. L'opera è attribuita ad uno straordinario interprete locale dell'arte giottesca, chiamato convenzionalmente Maestro di Giovanni Barrile.
Parte integrante del complesso conventuale di Santa Chiara è, infine, il Museo dell'Opera, allestito in alcuni locali dell'ala occidentale del chiostro maiolicato. In queste sale sono esposti, oltre a preziosi oggetti liturgici, elementi decorativi e sculture originariamente ubicati nella chiesa.
Tra le due prime sale del museo e il cortile esterno si trova l'area archeologica. Si tratta di un complesso edificio termale con una superficie di circa 910 mq., databile alla fine del I secolo d.C.. Esso è costituito da una piscina, inserita in un ambiente coperto, da un'area su cui prospettava la piscina, forse destinata a palestra, e dal settore degli impianti termali veri e propri, articolati in un livello di piano terra e in un livello sotterraneo non visitabile.
1 Risposte »
Trackbacks
Lascia un commento
