Napoli: Chiesa del Gesù Nuovo
Anticamente, al posto della attuale Chiesa del Gesù Nuovo si ergeva il più splendido palazzo della Napoli rinascimentale. La "Reggia del Sanseverino" fu costruita da Novello da Sanlucano nel 1470 (come recita la tabella posta a sinistra del palazzo) per il grande Almirante del Regno, Roberto Sanseverino, principe di Salerno, e divenne ben presto uno dei maggiori centri di potere della città.
Notevolmente apprezzato per le sue carattersitiche architettoniche, il palazzo fu dotato di una imponente facciata, tutta costruita in blocchi di piperno tagliati a forma di diamante, e di splendidi interni, con principesche camere affrescate e una corte racchiusa da un porticato sorretto da file di colonne, aperta sui giardini del retro. Ad aumentare ancora il prestigio del palazzo ci pensò l'ultimo erede dei principi di Salerno, Ferrante Sanseverino, il quale fece creare una piazza antistante l'ingresso, aprendo alla luce quell'angusto tratto del decumano.
Dopo che il palazzo fu confiscato a Ferrante, per essersi messo contro il governo spagnolo, nel 1584 lo comperarono i Gesuiti, favoriti dal governo vicereale che li considerava il "male minore" rispetto ad altri che miravano al palazzo come simbolo di potere. Inoltre i religiosi, intendendo trasformare l'edificio in luogo di culto, favorirono di fatto la politica spagnola che finalmente vedeva l'emblema del potere della nobiltà cittadina trasformarsi in simbolo di cristianità.
Nel 1601 la nuova chiesa fu consacrata. Il grandioso tempio, progettato dall'architetto gesuita Giuseppe Valeriano, fu realizzato con una pianta a croce greca, una grande cupola centrale e quattro laterali minori. La facciata esterna subì solo alcune modifiche, quale l'apertura dei tre grandi finestroni in corrispondenza delle tre navate interne.
Per molto tempo i gesuiti usarono la stessa entrata del palazzo e ancora oggi è possibile ammirare questo elegante portale, pur se modificato: all'incirca nel 1695 Bartolomeo e Pietro Ghetti furono, infatti, chiamati a ristrutturarlo e vi aggiunsero due colonne architravate con un frontone decorato da angeli che reggono lo stemma dei Gesuiti "JHS". L'interno, sfarzosamente decorato, è rivestito di marmi policromi, dal pavimento al cornicione, e da affreschi, sculture e ricchi arredi che occupano ogni spazio della chiesa. Nella controfacciata è presente uno degli affreschi più elaborati di Francesco Solimena raffigurante la Cacciata di Eliodoro dal tempio (1725).
Le prime cappelle delle navate, sia di destra che di sinistra, sono tra le più antiche della chiesa: decorate tra il 1600 e il 1620, esse sono espressione di uno stile tardo-manierista, spesso influenzato dai dettami scaturiti dal Concilio di Trento. Tra gli artisti si distaccano da questa matrice stilistica solo Cosimo Fanzago, autore della decorazione scultorea della prima cappella a destra (di San Carlo Borromeo), e gli artisti che si occuparono della cappella successiva, detta della Visitazione, cioè Massimo Stanzione, che la iniziò nel 1649 e Santillo Sannino che la completò dieci anni dopo. Si deve inoltre ricordare che proprio questa cappella è rinomata per la presenza del corpo di San Giuseppe Moscati, posto in un'urna sotto l'altare, il cui culto richiama migliaia di fedeli.
L'autore di tutti gli affreschi, tranne quelli della cupola esterna, è il famoso Luca Giordano, che li realizzò tra il 1685-87.
Il transetto ospita ai due lati esterni due grandi cappelle, quella di destra dedicata a San Francesco Saverio, iniziatore dell'opera missionaria in India e in Giappone, e quella di sinistra a Sant'Ignazio di Loyola, fondatore dell'ordine della Compagnia di Gesù. Di quest'ultimo ambiente è da rilevare l'eccezionale bellezza della parete di fondo, la cui intera scenografia si deve a Cosimo Fanzago. Delle tre originarie tele di Jusepe de Ribera, poste a coronamento della parete, ne rimangono solo due, dato che la terza fu distrutta nell'ultima guerra.
Incredibile l'odissea della cupola che, per i più svariati 'incidenti', si è dovuta ricostruire per ben quattro volte. Quella attuale, per evidenti ragioni di sicurezza, è di cemento armato e di dimensioni assai ridotte rispetto alla prima. Al centro della chiesa è da ammirare la cappella maggiore, la cui ricca decorazione è però il risultato di tre secoli di lavori, quindi artisticamente poco omogenea. La parete di fondo risale infatti alla prima metà del Seicento mentre quelle laterali, che ospitano eleganti coretti, sono state realizzate alla metà del Settecento.
E' da ammirare la successiva cappella, dedicata a San Francesco de Geronimo, con i due grandi reliquiari alle pareti: sessantotto busti di santi scolpiti nel legno e vivacemente policromati, si affacciano come in un teatro popolare dai loro palchi finemente intagliati e dorati.
Infine, da non perdere è la sacrestia, che, pur essendo stata danneggiata da un incendio nel 1962, riserva la visione della magnifica volta ornata da stucchi dorati e affreschi di Aniello Falcone (1652). Le pareti sono interamente rivestite da armadi lignei, probabilmente disegnati dal Fanzago, mentre sulla parete di fondo spicca un altare in marmo policromo di Dionisio Lazzari (1658-60), autore anche di un bel lavamano collocato in un locale adiacente.
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