sottili differenze di prospettiva

Napoli: ancora a Spaccanapoli

Oggi torniamo a Spaccanapoli per scoprirne altre meraviglie. Dopo Cappella Sansevero, un tempo legata al palazzo di Sangro, collocata in un isolato immediatamente a monte di piazza San Domenico Maggiore e superata la chiesa di Sant'Angelo a Nilo e la statua del Corpo di Napoli, Spaccanapoli si chiama via San Biagio dei Librai. La ragione è scritta sul muro di palazzo Marigliano: <<Qui presso la casa di San Gennaro ... sorgeva la basilica augustale... e qui... ebbe origine l'arte dei maestri librai>>. Un'altra iscrizione, al n.31, dice di uno di quei librai, che lì ebbe casa, bottega, e soprattutto un figlio non comune: Gianbattista Vico. La presenza della casa di san Gennaro invece è leggenda, nè vi sono più tracce della basilica augustale, che pure leggendaria non è. In compenso, altri palazzi e chiese s'inseguono, quasi senza soluzione di continuità: il palazzo del Panormita, quello della famiglia Carafa, quello del Monte di Pietà, e ancora le chiese di San Nicola a Nilo e dei Santi Filippo e Giacomo.

Dopo quel che resta del complesso del Divino Amore, sventrato per creare via Grande Archivio, il decumano incrocia via Duomo. L'apertura della strada comportò profonde ristrutturazioni dell'edilizia, meno visibili nel palazzo Cuomo (oggi Museo Civico Filangieri) - letteralmente smontato, rimontato e arretrato di venti metri - più plateali nella chiesa di San Giorgio Maggiore - che perse un'intera navata.
Oltre via Duomo, Spaccanapoli diventa via Vicaria Vecchia, nome del tribunale abolito nel XVI secolo. Poi il decumano si biforca, e il ramo principale è via Forcella, che si conclude a Porta Nolana, nata alla fine del Quattrocento in sostituzione della porta antica, posta dov'è ora piazza Calenda.

Ai bordi del Rettifilo il paesaggio urbano è quello decoroso ed eclettico di fine Ottocento: il progetto di bonifica riuscì infatti pienamente almeno nell'obiettivo di cancellare i cosiddetti quartieri bassi, anche se le strade larghe e regolari che avrebbero dovuto sostituirli non fu interamente realizzata. Insieme al degrado, però, sparirono testimonianze storiche, tradizioni e relazioni: la zona di Porto fu spazzata via da piazza Bovio e la Sellaria, animatissimo centro della vita popolare in età vicereale, fu sostituita da piazza Nicola Amore.
Il complesso di San Pietro ad Aram, legato addirittura alla leggenda di fondazione della chiesa napoletane, perse del tutto due chiostri mentre la chiesa fu inglobata nella nuova cortina edilizia del corso, come quella di Santa Maria Egiziaca.
E' certo difficile immaginare com'era via Egiziaca, con l'orfanotrofio dell'Annunziata (oggi Ospedale) e le fontane volute dal vicerè, se si pensa che la lunga vasca della Scapillata, tuttora visibile accanto alla chiesa vanvitelliana dell'Annunziata, veniva usata anche come lavatoio.

Infine, nella bella chiesa di Sant'Agostino alla Zecca, nella sala capitolare del convento, fu a lungo ospitato il Seggio del Popolo, privo di sede dopo la distruzione del cosiddetto <<seggio pittato>>. Questo fino al 1456 stava nella strada della Selleria, dove però "toglieva la vista" a Lucrezia d'Alagno, la favorita di Alfonso d'Aragona, che perciò ordinò di abbatterlo. O almeno così vuole una tradizione, probabilmente fantasiosa e certamente pettegola.


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