sottili differenze di prospettiva

Napoli: Farmacia degli Incurabili

La Farmacia degli Incurabili è parte del complesso della Santa Casa degli Incurabili che, con la chiesa e l'ospedale, fu fondato tra il 1520 e il 1522 per volere della nobildonna catalana Maria Lorenza Longo.
In seguito a una guarigione miracolosa (1510), questa si dedicò attivamente alla cura dei malati e ad attività caritative; fu per lei decisivo l'incontro con il predicatore genovese Ettore Vernazza che, dedito anch'egli alla cura dei malati privi di mezzi, fondava ospedali per accoglierli in tutta l'Italia. Questi decise, infatti, di fondare a Napoli, dove terribili epidemie di peste e di malattie infettive tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo avevano gravemente colpito la popolazione, un ospedale dedicato agli Incurabili.

Ben presto questo divenne un punto di riferimento molto importante cui facevano capo confraternite, ordini religiosi, esponenti della nobiltà colta; negli stessi anni vi si trovarono a predicare personalità come Juan Valdés, paladino della necessità di una riforma religiosa; Bernardino Ochino, considerato poi tra i più famosi eretici del Cinquecento; san Gaetano Thiene che vi si trasferì nel 1534 ed entrò in stretto contatto con la Longo. Questa, d'altra parte, decise di abbandonare il mondo esterno per ritirarsi in clausura, tra le monache Cappuccine terziarie, dove morì nel 1541.

Il complesso degli Incurabili si ampliò per tutto il corso del Seicento - grazie a numerose donazioni; nel Settecento, invece, furono avviati importanti lavori di trasformazione ad opera di  Domenico Antonio Vaccaro. La farmacia, nel suo aspetto attuale, risale a questa fase di lavori e costituisce una delle espressioni più singolari dell'arte napoletana della prima metà del secolo. A Domenico Antonio Vaccaro sono riferibili la facciata, il pronao e i portali, mentre l'interno si deve alle ristrutturazioni di Bartolomeo Vecchione.

La farmacia è divisa in due ambienti, la sala laboratorio e la sala di rappresentanza. Lungo tutto il perimetro si dispiega uno stiglio in radica di noce con armadietti e scansie a sei piani divise da paraste che terminano con capitelli scolpiti, opera dell'ebanista Agostino Fucito, cui si deve anche il grande banco da farmacista.
Nelle sei vetrine vi sono delle mensole porta boccette, riccamente intagliate da Gennaro Di Fiore.
Colpisce particolarmente, nella sala di rappresentanza, l'intaglio di gusto rococò, raffigurante l'Allegoria del parto cesareo. I vasi policromi, in origine 480, furono eseguiti tra il 1747 e il 1748 da Donato Massa e dai suoi collaboratori e raffigurano scene bibliche. Questi avevano soltanto una funzione decorativa, mentre gli albarelli della sala laboratorio, decorati a monocromo blu e realizzati sempre dai Massa negli stessi anni, erano destinati a contenere medicinali.

Gli ultimi interventi furono il grande pavimento in cotto e maiolica, eseguito nel 1750 da Giuseppe e Gennaro Massa, e il grande dipinto di Pietro Bardellino del 1750 che raffigura un episodio dell'Iliade: Macaone cura Menelao ferito. Il busto del benefattore Antonio Magiocca è opera di Matteo Bottigliero, databile al 1750 circa.


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