Chiesa di San Giuseppe dei Ruffi
L'origine della chiesa si deve a quattro nobildonne napoletane - Cassandra Caracciolo, Caterina Tomacelli e Caterina ed Ippolita Sforza - che, nel 1604, in pieno clima controriformistico, decisero di ritirarsi a vivere in clausura ed acquistarono a tale scopo palazzo Arcella. Successivamente, ricevuta la regola agostiniana, le suore iniziarono nel 1669 la costruzione di una nuova chiesa, il cui progetto fu affidato a Dionisio Lazzari.
I lavori furono interrotti nel 1674 quando Lazzari aveva terminato solo le strutture dell'edificio e l'altare maggiore; la chiesa fu completata molto tempo dopo, nel 1721, con l'intervento di Arcangelo e Marcello Guglielmelli. L'edificio presenta, al suo interno, un apparato ornamentale caratterizzato da altari e rivestimenti marmorei policromi che testimoniano i momenti più importanti dell'arte del commesso marmoreo napoletano. Capolavori di Lazzari, Vinaccia, Bottigliero, dei Ghetti e di Sanmartino, in una sorta di vera e propria antologia del genere, conferiscono alla chiesa un tono ricco e fastoso.
Veramente scenografica è la soluzione dell'arco Sfondato al di sopra dell'altare maggiore, che affaccia nel coro delle converse, decorato da stalli lignei riccamente intagliati. Di Francesco De Mura è il Trionfo di Giuseppe in Paradiso nella cupola, affrescato nel 1741. Nel basamento della chiesa si può ammirare la cappella di San Nicola alle Sacramentine, che conserva la tela con San Nicola fra san Gennaro e san Severo, capolavoro del pittore seicentesco Filippo Vitale.
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