sottili differenze di prospettiva

Chiesa dei Santi Apostoli

La fondazione della chiesa risale alla metà del V secolo, all'epoca del vescovo Sotero. Nel 1574 l'edificio passò dalla famiglia Caracciolo di Vico ai Teatini, che ne iniziarono la ristrutturazione. L'incarico fu conferito nel 1609 ca. a Francesco Grimaldi, ma i lavori proseguirono con Giovanni Giacomo di Conforto (1626-1630) e con Agostino Pepe (1630-1640). La chiesa è costituita da un'unica navata, coperta da volte a botte, con quattro cappelle per lato sovrastate da cupolini ellittici, e si conclude in un'abside semicircolare. A fianco del monumento sorge il monastero, oggi sede del liceo Artistico.
L'interno è interamente decorato dagli affreschi realizzati da Lanfranco tra il 1638 ed il 1646; la cupola, raffigurante il Paradiso, si deve a Giovan Battista Beinaschi (1680).

Nel transetto, a destra, si erge il monumentale cappellone dell'Immacolata, eretto su disegno di Ferdinando Sanfelice (1713), che riprende quello dell'Annunziata, di patronato dei Filomarino. Il disegno dell'altare si deve al Borromini, mentre l'esecuzione fu divisa tra Giuliano Finelli (i due leoni ed il completamento della balaustra in collaborazione con Francesco Masetti), Giulio Mencaglia (medaglione dell'altare con il Sacrificio di Isacco, 1646), François Duquesnoy (fregio con i puttini, 1639), Andrea Bolgi (finiture decorative con teste di cherubini ed il festone di frutta), Giovan Battista Calandra (mosaici con l'Annunciazione e le Virtù, da originali di Guido Reni per la cappella del Quirinale, e con i ritratti di Ascanio e Scipione Filomarino).

Ai lati dell'altare vi sono due candelabri bronzei disegnati da Andrea Bolgi e fusi da Giovanni Antonio Bertolino (1653). Sempre del Bolgi sono i due angeli reggi-lampada in bronzo che chiudono lateralmente la tribuna. Nel presbiterio, il coro in noce intagliato del XVII secolo, è sovrastato da cinque tele del Lanfranco; alle spalle, la sacrestia conserva gli affreschi di Nicola Malinconico raffiguranti l'Assunzione della Vergine, il Sacrificio di Aronne, il Trionfo di Giuditta, l'Incontro di Giacobbe e Rebecca.

Nelle cappelle laterali, sovrastate sulla navata da sedici tele di Francesco Solimena, si segnalano dipinti di Nicola Malinconico, Domenico Frasella, Paolo de Matteis; la tomba del giurista Vincenzo Ippolito è di Giuseppe Sanmartino, mentre i due angeli marmorei spettano a Giuliano Finelli.
Ritornando lungo la navata dal lato opposto si incontrano la cappella di San Michele - la cui tavola d'altare di Marco Pino mostra l'Apparizione di Maria e dei santi Pietro, Paolo e Michele alle anime del Purgatorio, con affreschi di Giovan Battista Beinaschi; la cappella di San Gaetano - con la tela dell'altare firmata da Agostino Beltrano (1655-1656 ca.) e gli affreschi laterali di Giacomo Farelli; la cappella di San Gregorio - dove si possono ammirare il dipinto di Domenico Fiasella e gli affreschi datati al 1717-1720 e firmati da Giacomo del Po; infine, la cappella dedicata al Beato Paolo Burali d'Arezzo accoglie sull'altare un dipinto di Francesco de Mura e sulla parete sinistra la tela con San Carlo Borromeo di Carlo Rosa. Sotto tutta l'area della chiesa si estende la cripta, nella quale sono visibili i resti di un ciclo di affreschi eseguito intorno al 1636 da Belisario Corenzio.


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