Chiesa di San Giovanni a Carbonara
Il complesso di San Giovanni a Carbonara è costituito da più chiese e prende nome dalla zona in cui sorge, un tempo destinata a raccogliere i rifiuti, fuori dalle mura angioine (il Carbonarius). Fondato dagli Agostiniani, su di un suolo donato da Gualtiero Galeota affinché fosse lì eretto un luogo di culto dedicato al Battista, fu edificato tra il 1343 e il 1418.
Di fianco allo scalone di accesso si trova la chiesa di Santa Maria della Pietà, detta Pietatella a Carbonara, risalente al 1383 e fondata per "riconsacrare" il luogo, teatro di tornei e duelli. Originariamente vi era annesso un ospedale, soppresso nel XVI secolo. All'interno è da ammirare un polittico composto da una Pietà (di scuola napoletana degli anni 1340-45), da San Giovanni e la Maddalena (attribuiti ad Angelillo Arcuccio), dal Cristo fra gli Apostoli e due Profeti (assegnati al Maestro del Duomo di Amalfi) e dal Cristo fra i devoti (di anonimo del XV secolo).
Ai piedi della scenografica scalinata a tenaglia con duplice rampa, che Ferdinando Sanfelice eseguì in seguito al terremoto del 1688, si accede alla chiesa della Consolazione, oggi parrocchia di Santa Sofia, ornata all'interno da stucchi barocchi e coperta da una cupola rivestita di embrici maiolicati, in parte visibili dal cortile superiore. All'interno, l'altare e la balaustra furono commissionati dal padre Paolo d'Israele a Giuseppe Sanmartino, forse su disegno del Solimena (1746) e costituivano l'altare maggiore di San Giovanni a Carbonara, in sostituzione del precedente altare cinquecentesco. Essi furono trasferiti nell'attuale sede dopo la seconda guerra mondiale. Risalendo la scalinata si giunge al terzo piano di riposo, dove si aprono tre ingressi.
Sulla destra si trova l'accesso all'antica farmacia (oggi sede della canonica); a sinistra, un cancello introduce al sagrato della chiesa di San Giovanni; al centro un portale in marmo costituisce l'ingresso alla cappella di Santa Monica, già dedicata ai Santi Filippo e Giacomo. Il portale, databile al quarto decennio del XV secolo ed attribuito ad un seguace di Andrea da Firenze, è costituito da un arco sormontato da un tabernacolo e arricchito da pilastri laterali con nicchiette contenenti statue di santi e, in basso, due targhe con le armi dei Sanseverino.
All'interno spicca l'imponente monumento sepolcrale di Ruggiero Sanseverino, conte di Tricarico e fondatore della stessa cappella, firmato "Opus Andrea de Florentia", databile entro la metà del quarto decennio del Quattrocento.
Al centro del sagrato si apre la chiesa di San Giovanni a Carbonara, alla quale si accede attraverso un portale laterale alla navata, di fattura napoletana con influenze del tardo gotico toscano (1430 ca.). Nella lunetta i resti di un affresco con Sant'Agostino e San Tommaso, attribuito a Leonardo da Besozzo. La chiesa è costituita da una grande aula rettangolare con copertura a capriate, e si conclude in un presbiterio a pianta quadrata, arricchito da cappelle laterali aggiunte in epoche successive. Appena entrati, sulla destra, si incontra la cappella dedicata a San Bartolomeo, concessa nel 1504 alla famiglia Recco. La cappella seguente, a pianta quadrata, è dedicata all'Epifania e fu fondata nel 1505 dal regio segretario Bernardino de Bernardo. Della fondazione originaria resta il portale di ingresso, mentre l'interno della cappella fu rifatto nel 1719 per conto del giurista Gaetano Argento, il cui monumento funebre, opera dello scultore Francesco Pagano, è lì conservato.
Sempre sul lato destro della navata si incontra la cappella del Crocifisso, già di Lucrezia del Balzo, contessa di Brienza, e poi dei Caracciolo di Martina. Il portale di ingresso è databile alla prima metà del Cinquecento. All'interno il monumento sepolcrale di Fabio Caracciolo è di ignoto maestro napoletano di fine Cinquecento.
Al termine della navata si erge l'imponente mausoleo di Ladislao di Durazzo, figlio di Carlo III, re di Napoli dal 1386 al 1414 e fratello di Giovanna II, che gli successe sul trono. Il monumento è datato 1428 sulla manica della Speranza e fu affrescato da Leonardo da Besozzo; fra i maestri all'opera nel mausoleo sono state segnalate varie personalità: da Andrea da Firenze ed anonimi scultori toscani vicini a Michelozzo e Niccolò Lamberti, ad artisti lombardi e nordici.
Alle spalle del mausoleo si apre la cappella Caracciolo del Sole, fatta erigere nel 1427 da Sergianni Caracciolo, Gran Siniscalco e amante della regina Giovanna: struttura ad impianto centrico è interamente decorata con scene relative alla Vita della Vergine, opera di Leonardo da Besozzo e Perinetto da Benevento. Di fronte all'ingresso si trova il monumento di Sergianni, rimasto probabilmente incompiuto, eseguito in più riprese non prima del 1441. Il pavimento, datato agli inizi degli anni Quaranta del XV secolo, è di manifattura locale con forti influenze valenzane e presenta temi vegetali e zoomorfi, motivi araldici, iscrizioni e profili maschili e femminili di gusto già rinascimentale.
Uscendo dalla cappella Caracciolo del Sole si incontra, sulla destra, la cappella Caracciolo di Vico, a pianta circolare: edificata nel 1516, la cappella, propone in Italia meridionale le forme del Cinquecento romano e costituisce uno dei più rilevanti prodotti architettonici del tempo; il progetto fu attribuito sia a Bramante che a Giovan Tommaso Malvito, a Bartolomé Ordonez e Pedro Machuca. Di fronte all'ingresso si erge l'altare (1516 ca.) con il Cristo morto nel paliotto di Diego de Siloe e l'Epifania di Bartolomé Ordonez. Sulle pareti laterali trovano posto i monumenti di Nicolantonio e Galeazzo Caracciolo, di Annibale Caccavello e Gian Domenico d'Auria. Le due statue a figura intera raffigurano Carlo Maria Caracciolo, duca di San Giorgio e Marcello Caracciolo. Altri due busti, a destra e a sinistra dell'ingresso raffigurano Carlo Andrea Caracciolo, opera di Finelli (1634), e Lucio Caracciolo, replica di bottega tratta da un originale del Finelli.
Sulla navata si incontra, a destra, l'altare della Madonna delle Grazie con la statua della Madonna col Bambino di Michelangelo Naccherino; più oltre vi è la monumentale cappella Miroballo, costituita da un altare inserito in un arco a tutto sesto e concluso da un coronamento con rilievi e statue entro nicchie, raffiguranti Virtù e Santi. Il monumento è stato attribuito al milanese Jacopo della Pila, ai Malvito e, recentemente, è stato rilevato un intervento di Pietro e Francesco da Milano.
Verso il fondo della chiesa si apre la cappella di Somma, inquadrata da due cappelle. A destra, l'altare, l'edicola e gli ornamenti marmorei si devono al romano Ludovico Righi con l'aiuto di Felice de Felice, sul lato opposto si trova l'altare della Purificazione con il sarcofago di Biagio Marsicano del Naccherino (15465-1567).
Al centro, la cappella di Somma, presenta dodici colonne corinzie che dividono le pareti in altrettanti riquadri. I dipinti ad olio su muro raffigurano Storie evengeliche e costituiscono un lavoro di collaborazione tra Cesare Turco e Michele Curia. Dell'altare, la parte superiore con l'Assunta ed il timpano con Cristo e l'Eterno Padre sono di Annibale Caccavello; la zona inferiore, con gli Apostoli, è di Giovan Domenico d'Auria. Il sepolcro di Scipione di Somma, consigliere di Carlo V, spetta ad Annibale Caccavello.
L'ultima cappella da visitare fu fatta ricostruire da Zanobia Revertera, vedova del duca di Castropignano, ed è riccamente decorata da marmi barocchi. Prima di uscire dalla chiesa un affresco, in parte distrutto, raffigura l'Annunciazione ed è opera di Giovanni da Gaeta, eseguita verso la metà del XV secolo.
Infine, sul sagrato, si apre, a destra, la cappella Seripando, in cui si segnala il Crocifisso su tavola di Giorgio Vasari, commissionato nel maggio del 1545, ed il monumento funebre cinquecentesco di Antonio Seripando.
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