Chiesa di Santa Caterina a Formiello
E' questa una della più importanti chiese del Rinascimento napoletano, caratterizzata, nella facciata e nel fianco destro dell'edificio, da eleganti membrature in piperno che si stagliano sul bianco intonaco, mentre in alto si staglia la grande cupola. Una chiesa rinascimetale, "la prima - come scrive il Celano nel 1692 - che fosse stata vista in Napoli".
Si deve all'architetto Romolo Balsimelli di Settignano il progetto della chiesa Santa Caterina a Formiello, iniziata nella prima metà del primo decennio del Cinquecento, e, con le sue forma equilibrate di ascendenza toscana, ispirò tanti sacri edifici napoletani della Controriforma. A quell'epoca Re Federico d'Aragona aveva concesso Santa Caterina (in origine piccola chiesa di patronato borghese, già officiata dai padri Celestini), da oltre un decennio, ai padri Domenicani della Congregazione riformata di Lombardia, che la tennero fino al 1809. Alle strutture rinascimentali dell'interno si sovrappose, alla fine del XVII secolo, una colorata ornamentazione pittorica che dapprima interessò la navata, affrescata da Luigi Garzi.
Successivamente (1708-170) i domenicani affidarono la decorazione del transetto a Guglielmo Borremans e quella della cupola a Paolo de Matteis (1712). Un'atmosfera di monumentalità pervade la zona del transetto, poichè nel cappellone destro vi è un grande esemplare di arte barocca romana: il gruppo scultoreo della Vergine che dà il rosario ai santi Domenico e Caterina da Siena, opera anteriore al 1736 di Paolo Denaglia (che aveva lavorato a Roma alla Fontana di Trevi). Nei pilastri ai lati dell'altare maggiore vi sono, poi, altri monumenti marmorei tardo cinquecenteschi, appartenenti alla famiglia Spinelli - tra le più potenti della nobiltà feudale del tempo - realizzati da un folto gruppo di scultori - i napoletani Gian Domenico e Girolamo d'Auria, Annibale e Salvatore Caccavello e il lombardo Silla Longo.
Oltre alle tavole cinquecentesche conservate nelle cappelle, alcune in deposito o in restauro, è notevole nella quinta cappella sinistra, intitolata a Santa Caterina, il ciclo di dipinti su tela di Giacomo del Po; sull'altare si ammira la Decollazione della santa, alla parete sinistra Santa Caterina disputa con i saggi e alla destra la Santa rifiuta di adorare gli idoli; sulla volta è, infine, affrescata la Gloria della Santa. Questo ciclo costituisce senza dubbio la più impegnativa realizzazione dell'artista nel campo della pittura sacra.
L'adiacente monastero, con grande chiostro, fu trasformato nell'Ottocento in lanificio militare ed è attualmente un degradato, ma interessante esempio di archeologia industriale.
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