Piazza Porta Capuana
L'attuale isolamento di Porta Capuana probabilmente non consente di cogliere al primo sguardo il senso di questo luogo, che costituiva il più importante ingresso orientale alla città, e forse l'ingresso principale tout court. La porta faceva parte infatti delle mura ampliate da Ferrante d'Aragona (che da Santa Maria del Carmine giungevano a Donnaregina, includendo il Lavinaio e la Duchesca), delle quali restano solo pochissime tracce.
La prima pietra dell'opera fu posta il 15 giugno 1484. I lavori modificarono profondamente l'area, all'epoca caratterizzata dall'aver ospitato quelle funzioni marginali e sgradevoli, tipicamente collocate ai bordi o immediatamente fuori dalla città: spazi come il fosso di via Carbonara, per esempio, che era in antico il luogo dove si raccoglievano gli scarti e che, fino al tempo di Petrarca, fu usato per violenti duelli tra squadre e per giostre e tornei (che ne erano la versione "cortese" e regolata). Anche il nome "formello", rimasto alla chiesa di Santa Caterina, definisce del resto l'esistenza, in questo punto, di uno snodo di infrastrutture: quello fra acquedotto proveniente dall'entroterra e condotte propriamente cittadine. E l'area di piazza San Francesco non era che un "cavalcatoio", in concorrenza con il Mercato come sede di esecuzioni capitali.
Con l'allargamento delle mura diventava completamente interno alla città Castelcapuano, già reggia fortificata, che si trasformerà in residenza gentilizia e, con il Viceregno, ospiterà i tribunali riuniti.
La vecchia porta Capuana, posta tra il castello e il sedile di Capuana, veniva dunque trasportata nella nuova cerchia, all'altezza di Santa Caterina a Formello, e inserita tra le due torri aragonesi dedicate all'Onore e alla Virtù. Il disegno raffinato dell'ingresso e le analogie con l'Arco di Castelnuovo confermano un ruolo di Giuliano da Maiano nella sua progettazione.
Oltre la porta, oggi, la folla che si vede è quella del mercato che inizia nella piazza dominata dalla chiesa di Sant'Anna e prosegue per il borgo Sant'Antonio Abate. Le cronache del passato narrano invece di grandi cortei, come quello che, nel 1535, accompagnò la memorabile entrata in città di Carlo V - cui si deve anche la sostituzione di un gruppo marmoreo della porta (che raffigurava l'incoronazione di Ferdinando I) con un rilievo dell'aquila imperiale - e del tentativo di Mattia Preti (1656) di forzare il cordone sanitario stabilito a causa della peste, con conseguente uccisione di una guardia e condanna a morte del pittore - graziato, ma a condizione che regalasse un suo dipinto a ognuna delle porte cittadine. Sulla verità del racconto, com'è ovvio, resta legittimo coltivare dubbi; in ogni caso, che si tratti di storia o di leggenda, non c'è traccia alcuna dell'affresco che rappresentava il largo ricoperto dai corpi degli appestati, distrutto forse dalle intemperie e sostituito da dipinti meno meritevoli di ricordo.
Meritevole, la chiesa di Sant'Anna a Porta Capuana, nata da una piccola cappella del XVI secolo, gestita dai frati di San Francesco. Nel 1751, chiamato a sistemare la chiesa - più volte ampliata - Giuseppe Astarita preferì rifarla. Divenne, così, un edificio barocco poco comune per Napoli, in cui facciata e spazio interno godono di reciproca autonomia. Da notare, l'altare rialzato, al quale si accede da una scenografica scala a doppia rampa con un vano sottostante, oggi sacrestia, inizialmente riservato al coro. In un ovale della cupola si ammira la Sacra famiglia con sant'Anna attribuita a Marco Cardisco, mentre, nelle cappelle, alcuni dipinti del XVIII secolo. I due organi furono realizzati nel 1753 da Carlo e Nicola Mancini.
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