Chiesa Santa Teresa al Museo
La scenografica facciata della chiesa della Madre di Dio, più nota come Santa Teresa al Museo o Santa Teresa degli Scalzi, prospetta sull'ampia via Santa Teresa, aperta durante il decennio francese (1806-1815) per congiungere più agevolmente il centro antico di Napoli con Capodimonte.
La chiesa con l'annesso convento (iniziata nel 1604 e consacrata nel 1612) sorse grazie alle elemosine raccolte dal venerabile Pietro della Madre di Dio, un frate carmelitano scalzo seguace di santa Teresa d'Avila, che dalla Spagna era giunto a Napoli per predicare.
La scarsità di religiosi ha, poi, costretto l'Ordine carmelitano a ritirarsi e ad affidare temporaneamente il complesso conventuale ad un gruppo che svolge apostolato per gli anziani e garantisce l'apertura domenicale.
Per accedere al tempio si sale la scalinata a doppia rampa, costruita nel 1835 per raccordare la strada di nuova apertura all'antico edificio; l'ampia navata, riccamente decorata, ha un magnifico pavimento in cotto e marmi. Fra le otto cappelle che vi si aprono merita sicuramente una visita la seconda a sinistra, decorata tra 1616 e 1620 con stucchi e marmi ed affrescata da Battistello Caracciolo con Storie dell'Ordine carmelitano di grande freschezza narrativa.
Più tradizionali, ma quasi contemporanei (1613), sono gli affreschi di Belisario Corenzio nella quarta cappella a destra, mentre assai vivace risulta l'opera del pittore fiammingo, Nicolò de Simone, che risale all'incirca al 1642.
Nel transetto risaltano le grandi tele, ai due lati estremi della crociera, che Giacomo del Po realizzò ai primi del Settecento, raffigurandovi la Battaglia di Praga contro i Protestanti e la Fuga in Egitto; sempre di del Po sono sia le finte cornici architettoniche con Virtù e Angeli di monocromo, ornamento dei dipinti, sia gli Angeli fanciulli suonatori che sovrastano i due busti in marmo.
La scultura raffigurante Carlo VI, opera di Giacomo Colombo (1715), costituisce l'unica testimonianza in una chiesa napoletana di un esponente della dinastia Asburgo. A sinistra dell'abside, il cappellone dedicato a Santa Teresa, è uno dei più interessanti e documentati ambienti seicenteschi a Napoli. Fatta eccezione per la statua moderna della Santa sull'altare, l'ambiente è quasi intatto, così come progettato nel 1640 da Cosimo Fanzago, con i preziosi intarsi in marmo su pareti e pavimento, l'elegante cancelletto in ottone e le sculture in stucco.
Infine, nel transetto, è da ammirare l'ariosa balaustrata in marmi commessi (1691) che chiude l'altare di Giuseppe Sanmartino (1772-73), trasferito dalla chiesa del Divino Amore in sostituzione del sontuoso altare originario, conservato dal 1808 nel Palazzo Reale di Napoli.
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