sottili differenze di prospettiva

Napoli: Santa Maria Donnaregina

Risale al 780 la prima testimonianza documentaria sul complesso denominato San Pietro del Monte di Donna Regina, probabilmente dal nome della proprietaria del terreno su cui era stato costruito, che sorgeva presso la cinta muraria della città. Sede, dall'VIII secolo, delle monache Italo-greche, passò successivamente a quelle Basiliane, alle Benedettine ed, infine, alle Francescane.

Il violento terremoto del 1293 danneggiò irrimediabilmente la struttura monastica e, nel 1307, Maria d'Ungheria, moglie del re di Napoli Carlo II d'Angiò e madre di Roberto e di Santo Ludovico di Tolosa - il quale rinunciò al trono di Napoli per entrare nell'Ordine francescano - ne finanziò la ricostruzione con i proventi ottenuti dalla vendita di vino greco prodotto nei vigneti reali presso Somma. I lavori furono completati nel 1316.

Alla morte della regina (1323), che aveva sempre mantenuto ottimi rapporti con l'Ordine francescano di Donnaregina, fu realizzato lo splendido sepolcro di Maria d'Ungheria, collocato attualmente sulla parete sinistra della navata della chiesa, opera dello scultore ed architetto senese Tino di Camaino - che collaborò, in questa occasione, con l'architetto napoletano Gagliardo Primario. Vestita del saio francescano, segno della sua devozione all'Ordine, la Regina giace distesa sul sarcofago, sostenuta dalle quattro figure delle Virtù e sembra essere vegliata dai suoi undici figli, i quali sono inseriti in piccoli archi trilobati.

La chiesa trecentesca, a navata unica con soffitto a capriate lignee, era preceduta, secondo lo schema francescano, da un modulo rettangolare e conclusa da un'abside pentagonale; il coro, dal quale le monache assistevano alle funzioni religiose, non potendo essere collocato nell'abside, come di solito avveniva, fu realizzato in una tribuna sovrastante il pronao, sostenuta da volte a crociera decorate con gli stemmi di Maria d'Ungheria e da pilastri ottagonali.

Nel 1390 un grave incendio, provocato da un fulmine, distrusse il tetto a capriate ed alterò i colori dell'intero ciclo di affreschi (successivamente restaurato) realizzato, in parte, dal romano Filippo Rusuti e coll. (1320) ed, in parte, databile verso la fine del terzo decennio del XIV secolo (le Storie di santa Agnese e di santa Elisabetta, hanno, infatti, alcune caratteristiche proprie delle sperimentazioni giottesche). Un nuovo terremoto, nel 1431, aggravò ulteriormente i danni della chiesa e provocò la distruzione del chiostro trecentesco.

Agli inizi del Cinquecento lo scultore bergamasco Pietro Belverte realizzò il soffitto ligneo a cassettoni, intagliato e dorato, con al centro un rilievo raffigurante l'Incoronazione della Vergine, mentre, nei primi anni del XVII secolo, cospicui lasciti permisero la costruzione della chiesa di Santa Maria Donnaregina Nuova, in un più moderno gusto barocco ed interamente decorata nella seconda metà del Seicento. Comunicante con la chiesa trecentesca, che venne destinata alla clausura, al suo interno, disadorno perchè abbandonato dal 1972, è ancora oggi possibile ammirare i pregevoli affreschi di Agostino Beltrano, nella cupola, e di Francesco Solimena, nel coro delle monache.

Nel 1861 il monastero fu soppresso con Regio Decreto del 7 febbraio e le suore trasferite presso i conventi di Santa Chiara e di Santa Maria Donnalbina. Il complesso Santa Maria Donnaregina ebbe, da allora, diversi usi: da Caserma per le guardie municipali nel 1864 a scuola nel 1865; da alloggio per i poveri a sede della Corte di Assise del Tribunale dal 1866 al 1872; da sede della Commissione Municipale per la conservazione dei Monumenti a sede dell'Accademia Pontaniana dal 1899.

Gli imponenti lavori di restauro, realizzati tra il 1928 ed il 1934 dal Soprintendente Gino Chierici, portarono alla separazione tra la vecchia chiesa - la cui facciata prospetta su un piccolo chiostro settecentesco - e la nuova; inoltre il progetto provvide alla ristrutturazione della chiesa vecchia con la ricostruzione dell'abside, l'eliminazione dei muri divisori e dei solai, la ricollocazione - nell'attuale posizione - del monumento funebre di Maria d'Ungheria (che nel 1727 era stato trasferito dalla badessa Eleonora Gonzaga a sinistra dell'altare maggiore della chiesa di Santa Maria Donnaregina Nuova), restituendo così al luogo un'atmosfera di spiritualità e di austerità, da cui si è inevitabilmente colpiti nell'entrarvi.

Nella chiesa, attualmente sede della Scuola di Specializzazione in Restauro dei Monumenti dell'Università di Napoli, si possono ammirare gli affreschi della cappella Loffredo, sul lato destro del presbiterio, attribuiti ad un ignoto pittore cavalliniano attivo a Napoli nella prima metà del XIV secolo; quelli eseguiti alla fine del Cinquecento ai due lati dell'arco trionfale e nella sala a sinistra prima dell'anticoro; quelli del Solimena nei due ambienti che si aprono sulla parete destra della navata provenienti da Santa Maria Donnaregina Nuova ed infine pannelli con mattonelle del XV secolo, con lo stemma di Maria d'Ungheria, provenienti dal pavimento maiolicato dell'abside della chiesa e da quelli cinquecenteschi che si trovavano sulle terrazze del convento.


Etichette: ,

2 Risposte »

Trackbacks

  1. Blog Personali : Napoli: Santa Maria Donnaregina
  2. Napoli: Palazzo Arcivescovile | Linea di confine

Lascia un commento


Un blog da Scampia – Napoli

Benvenuti nel blog lineadiconfine.it.
Un blog generalista, scritto da Scampia a volte su Napoli e Scampia, ma non solo; perché questo quartiere non può e non deve essere visto e vissuto come una realtà diversa da un qualsiasi altro luogo di questa magnifica città!

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001