sottili differenze di prospettiva

Madonna, regina del pop

Trasgressiva, spregiudicata, trasformista. La Marilyn degli anni ’80 e la Eva Peron dei ’90, la super diva ribelle che esalta e sconvolge l’opinione pubblica con le sue trovate provocatorie e al limite del decoro.

Madonna non smette di incantare e sorprendere i suoi fans. 53 anni, un fisico invidiabile – grazie alla dieta macrobiotica al fitness e alla chirurgia plastica – e oltre 30 anni di carriera alle spalle, Lady Ciccone si prepara ancora una volta a dare scandalo, lasciando a bocca aperta il pubblico italiano con il World Tour 2012 che presenta MDNA, suo ultimo album. Dopo il chiacchierato concerto di apertura a Tel Aviv e l’esibizione a Istanbul in cui la cantante ha mostrato i seni alla platea, Madonna sbarcherà nel Bel Paese che per metà è anche un po’ la sua patria, il 12 giugno a Roma, per proseguire alla volta di Milano (14 giugno) e Firenze (16 giugno).

La regina del pop nasce nel Michigan in una famiglia numerosa e di origini modeste: il padre è figlio di emigranti abruzzesi, la madre, da cui erediterà il nome di battesimo che l’ha resa famosa in tutto il mondo, è di origini franco-canadesi. Terza di sei fratelli, Madonna Louise Veronica Ciccone è una bambina ambiziosa e tenace. Iscritta sin da piccola a corsi di canto e danza, per cui mostra una spiccata propensione, confesserà in seguito di aver sempre desiderato, e in qualche modo saputo, che sarebbe diventata una star.

Segnata profondamente dalla perdita precoce della madre, morta di tumore al seno quando la piccola ha solo cinque anni, Madonna crescerà senza un modello materno: il padre, concentrato sull’istruzione dei figli, non riuscirà a trasmetterle quel senso di pudore e moderazione tutto femminile. Da bambina “maschiaccio” Madonna diventerà una donna senza freni. Caratteristica che sarà alla base del suo successo.

Alla fine degli anni ’70, appena maggiorenne, si trasferisce a New York, “con 37 dollari in tasca e tanta voglia di emergere”. Il bel mondo newyorkese con le sue mille opportunità e i suoi ritmi frenetici le calza a pennello. Madonna inizia a lavorare con la compagnia di danza di Alvin Alley, partecipa a numerose audizioni, impara a suonare chitarra e batteria, fonda più di una band amatoriale senza ottenere il successo sperato. Intanto lavora in un fast-food per sbarcare il lunario eposa nuda per alcune riviste maschili. Ma il successo non è lontano: durante un tour a Parigi un produttore nota le sue doti canore e la scrittura per una demo, da cui nascerà il suo primo album, Madonna, lanciato a livello internazionale nel 1983. È un successo immediato: dal disco vengono estratti ben 5 singoli che imperversano nei night club di New York, grazie a un sound orecchiabile e innovativo.

Ma per diventare una popstar il cammino da percorrere è ancora lungo. Saper cantare e ballare non basta. Bisogna inventarsi un personaggio. Madonna lo sa bene, e sa anche come valorizzare le sue doti. Cura nei particolari anche il look, dettaglio che la renderà inconfondibile. Calze al ginocchio, magliette strappate e grossi crocefissi fanno tendenza. Sarà il suo stile tra il sexy e il trasandato a renderla un’icona del pop. Le ragazzine iniziano a imitare il suo abbigliamento, ma lei è già proiettata verso il futuro. Il 1984 vede l’uscita di un nuovo album, Like a virgin, disco della consacrazione che oltre a vendere 10 milioni di copie spopola nelle hits con un singolo dopo l’altro: Madonna propone un look che fa emergere appieno la sua personalità eclettica, una lolita un po’ gotica, capace di adattarsi alle più svariate circostanze, cambiando d’abito e d’aspetto a tempo della sua musica e diventando un vero e proprio modello di riferimento.

Like a prayer (1989) è l’album della svolta. Madonna ha centrato l’obiettivo principale della sua carriera. Con i suoi atteggiamenti blasfemi e irriverenti divide l’opinione pubblica. Tutto il mondo parla di lei. E Madonna sa bene come cavalcare l’onda della popolarità. Tra il ’92 e il ’93 architetta una campagna multimediale destinata a trasformarla in un sex-symbol: escono quasi in concomitanza l’album Erotica, in cui Madonna si presenta come “Mistress Sadomaso”, il libro Sex, corredato da una serie di foto di nudo artistico scattate dal fotografo Steven Meisel che tramuta in immagini tutte le più sfrenate fantasie sessuali – molte di natura sadomaso e omosessuale – della cantante e infine il film Body of evidence, Il corpo del reato, che pur rivelandosi un flop è talmente spinto da essere vietato ai minori di 14 anni.

Madonna è regina dell’interpretazione. Ma solo sul palcoscenico. Il cinema non le regala grosse soddisfazioni: nonostante i ripetuti tentativi, soprattutto durante gli anni di matrimonio con l’attore Sean Penn (1985-1989), conosciuto sul set del videoclip Material Girl, il grande schermo resta per lei un esperimento fallimentare, almeno fino al successo di Evita (1996), che vince l’Oscar per la miglior canzone originale, You must dove me, scritta da Tim Rice e Andrew Lloyd Webber e interpretata da Madonna.

Intanto, l’uscita di Bedtime stories (1994) ha segnato una nuova virata: dismessi i panni della giovane ribelle la popstar sceglie un look più delicato e femminile, in cui si legge una maturazione artistica della cantante e un desiderio di maternità della donna. Desiderio che si concretizzerà nel 1996, poco prima del successo in sala di Evita, con la nascita di Lourdes Maria, figlia di Carlos Leon, suo preparatore atletico, a cui seguirà quella di Rocco (2000), avuto con il regista Guy Ritchie.

Considerata una delle più grandi cantautrici di musica leggera, con 200 milioni di copie vendute, inserita al 36esimo posto della classifica di Rolling Stone dei 100 migliori artisti musicali di tutti i tempi, Madonna si è fatta interprete dell’intera cultura popular, attratta dalla novità e radicata in una società che è in costante evoluzione. Tra i cantanti più ascoltata in Regno Unito insieme ai Beatles e ai Take That, la sua musica continua a essere colonna sonora di un’epoca a cavallo tra due generazioni. E non smette mai di sorprendere.

Per gentile concessione di Giuliana Gugliotti tratto da La Rosa Nera

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