sottili differenze di prospettiva

Pensieri e Parole rss

Massimo Troisi, una risata ci renderà immortali(1)

22 febbraio 2012

“Una risata vi seppellirà”, recita una massima latina, mutuata nella più moderna espressione “morire dal ridere”. Personalmente, preferisco pensare che una risata allunghi la vita. Che nel momento del riso, un riso autentico, liberatorio, veritiero, la morte si riduca a uno spauracchio lontano, innocuo, depotenziato dalla forza trascinante della vita che esplode in una risata.

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Roberto Bolle “inciampa” sui clochard

Ancora una volta è Twitter a dare il via ad una polemica che mette al centro Napoli e il disagio sociale che, troppo spesso, ne diventa l’emblema. Appena qualche giorno dopo Occupy Scampia, è da un tweet che parte la nuova querelle sul degrado cittadino; una querelle di cui si è reso protagonista Roberto Bolle, etoile di fama internazionale, che ha raccolto lo sfavore dei napoletani della rete grazie ad una dichiarazione “poco felice” sui clochard presenti in zona “San Carlo”: “i senzatetto che s’accampano e dormono sotto i portici del Teatro San Carlo, gioiello di Napoli, sono un emblema del degrado di questa città”.

Charles Dickens, umano troppo umano

“Ci sono due stili nel dipingere ritratti: quello serio, ed il sogghigno.”
Tra i due, non si possono avere dubbi che Charles Dickens privilegiasse nettamente il secondo. Considerato padre del romanzo sociale inglese e della narrativa picaresca – da picaro, “briccone” in spagnolo – che parla per bocca dei suoi personaggi, Charles Dickens (1812-1870) è senza dubbio uno dei più grandi narratori di sempre. È facile immaginarlo, come lo descrisse suo cognato Burnett, intento a scrivere nel bel mezzo di un salotto di conversazione, ravvivando di tanto in tanto la convivialità dei discorsi con un motto di spirito.

François Truffaut, il cinema non è più finzione

La verità è una soltanto. Loro vogliono ciò che voglio io: l’amore. Tutti vogliono l’amore: ogni specie d’amore. Bertrand Morane, L’uomo che amava le donne.
Mi chiedo se sarebbe sbagliato interpretare la vita di François Truffaut come una continua ricerca d’amore. Non l’amore fisico, che si può trovare a ogni angolo di via, in svendita sui marciapiedi o nel calore avvolgente di qualunque corpo anonimo. Ma l’Amore quello vero, quello con la A maiuscola, quell’amore che è capacità di prendersi cura e bisogno soddisfatto di rispecchiamento nell’altro, sentimento di affiliazione e di appartenenza.


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