sottili differenze di prospettiva

Laura Esquivel: Dolce come il cioccolato

Laura Esquivel: Dolce come il cioccolatoHo letto questo libro quando ero adolescente prendendolo in prestito dalla piccola biblioteca di classe che la scuola ci aveva messo a disposizione; l'ho ritrovato qualche mese fa, tra gli scaffali polverosi di un supermercato, e ho deciso di comprarlo ricordandone non tanto la trama, quanto una vaga sensazione di tenerezza che la prima lettura aveva impresso nella mia anima. Ora, a distanza di alcuni anni, la sensazione è stata quella di un tempo: "Dolce come il cioccolato" è un libro scorrevole, magico e appassionato, a tratti anche arrabbiato; basti pensare al titolo che, se nella traduzione italiana comunica dolcezza, in lingua originale indica uno stato d'animo affine alla rabbia. "Como agua para chocolate", cioè come l'acqua per il cioccolato che, nella tradizione messicana, si lascia scaldare tanto a lungo da diventare bollente, così come l'animo di chi è davvero infuriato.

"Dolce come il cioccolato" è un romanzo che si lascia leggere in poco più di ventiquattro ore, trascinando l'ignaro lettore in una tradizione, culinaria e culturale, antica e profondamente lontana dalla nostra, tanto da risultare, a volte, persino un po' incomprensibile. Il romanzo narra la storia di Tita, cresciuta in una cucina: figlia di Mamma Elena De la Garza resta, infatti, orfana di padre pochi giorni dopo la sua nascita e, poichè a seguito dello shock per la perdita del marito la donna si ritrova senza latte, la piccola è nutrita con thè e atoles (bevanda messicana a base di acqua calda e mais macinato) da Nacha, la cuoca di famiglia. Nacha diventa come una madre per la piccola Tita, che si adatta perfettamente all'ambiente della cucina, e vive quella stanza come fosse il suo mondo. Lì tra pentole e ricette tradizionali trascorre la sua infanzia.

A 15 anni conosce per la prima volta l'amore nella persona di Pedro, un giovane di poco più grande di lei, che le fa sentire il corpo in fiamme con un solo sguardo. Purtroppo Tita non è ancora a conoscenza del suo triste destino e quando informa Mamma Elena che Pedro è intenzionato a sposarla, scopre un'assurda tradizione di famiglia che le impedirà di essere felice. Tita, infatti, è ultimogenita e in quanto tale obbligata a prendersi cura della madre fino alla sua morte come tutte le ultimogentite della famiglia De la Garza. Ma c'è di più: Mamma Elena propone a Pedro, venuto con suo padre per chiedere la mano di Tita, di sposare, invece, Rosaura, la sua figlia maggiore, già in età di matrimonio. Pedro acconsente per poter restare accanto alla sua amata Tita il più a lungo possibile e, infatti, i due si troveranno ad affrontare, dopo le nozze, una difficile convivenza da cognati, costretti a soffocare il loro amore.

Nel frattempo, alla morte di Nacha, Tita prende il suo posto in cucina esprimendo tutta la sua creatività e il suo amore nell'arte culinaria. Attraverso il piacere provocato in Pedro dai suoi ottimi piatti, Tita riuscirà a sviluppare con lui una comunicazione tutta speciale, basata sul cibo e sui sapori che si fanno veicolo espressivo dei loro sentimenti. Solo dopo molto tempo - Pedro è già padre e Tita ha aiutato Rosaura nel difficile parto - Mamma Elena si renderà conto della passione che ancora unisce la sua ultimogenita al cognato e deciderà di allontanarli procurando a Pedro un lavoro in un'altra città.

A causa del distacco da Tita, che era riuscita ad allattarlo quando la madre non ne era ancora in grado, il piccolo figlio di Rosaura e Pedro muore poco dopo il trasferimento. Tita, impazzita dal dolore, lascia la casa materna e viene curata dal dott. Brown, che le chiederà poi di sposarla. Ella, ormai libera dalla tradizione di famiglia, accetta volentieri, ma alla morte della madre, rivede Pedro e Rosaura, che in quanto primogenita decide di prendere possesso della casa della defunta. Questa volta la passione tra i due cognati sarà talmente forte da non poter essere soffocata, alimentata anche dalla gelosia di Pedro nei confronti del futuro marito di Tita.

Laura Esquivel, scrittrice sudamericana ormai paragonata alla grande Isabelle Allende, tesse le trame di una storia d'amore indimenticabile, che assume i contorni di una favola in cui cibo e amore si incontrano dando vita ad un magico e spettacolare intreccio tra realtà e fantasia.


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