Straniamenti
Pensare, spaesarsi nello spontaneo motore
di vibrazioni e di invenzioni,
nello squisito scorrer di stagioni,
cucchiaiate di sole condiscono
questo mio aromatico cibo quotidiano.
Mareggiate assurde di parole allagano le nostre spiagge deserte,
il povero cioccolato graffia le strade e
si sofferma davanti alle vetrine dell'incoerenza;
il vero pensare è nello straccio sporco,
fra le cartacce di un vecchio parco,
fra tristi meringhe e siringhe,
escrementi e incrementi di puro terrore,
nel buio spaccato del nero substrato sequestrato,
dove il rigurgito lunare è striscia bianca da sniffare,
è vita malata da filtrare attraverso l'eroica divisa del militare,
è vita salata da addolcire,
è canzone da ascoltare,
da vibrare fra i rami di secolari tormenti rocchettari,
pensare di stonare, di stanare e stampare
nel soffitto immondo della mente
la perversione eversione dell'amare e
idolatrare il sacro altare dell'illusione d'amare.
Remare, remare e pensare al grande fratello mare
che ci osserva all'orizzonte,
faticare fra nuvole basse e zanzare,
ansimare sul fertile terreno rosa di quel corpo
immobile e versatile al retrattile bisogno
di esternare il sesso volgare;
pensare dunque al violare lo scritto virginale
del Dante scopritore, del Leonardo pittore,
del Savonarola inceneritore di idee astratte e nuove lune,
pensare di accendere quel lume,
di accedere a quello spazio nuovo naturale
alzare il volume di quel profumo,
ancora avvolto nella nebbia calda e nel fumo.
Autore: Francesco Finizio
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