L'angolo della poesia 
Vecchio strumento(0)
Sapore di menta nel relitto d’amore,
sapore di morte nell’eterno fuggire,
sapor d’abbandono, le aride parole
non hanno più suono.
Il vecchio strumento ormai non è buono
antichi sbadigli di piccoli tigli,
pagate con piglio; oh ultimi raggi
pagate alla notte i tristi pedaggi,
oscuri tendaggi che spengon miraggi
nel cuore tatuaggi di glorie perdute.
Stagioni
E’ vero mi sento straniero,
una foglia ingiallita di pero,
un’acino di vino sincero,
uno stremato levriero
che segue ancora la triste signora.
L’anziana castagna rimbalza sonora
sul viso ammuffito dell’estate canora,
respiro nell’aria un lutto segreto
di note danzanti e forti colori,
le piogge incessanti,
le morbide nebbie.
Risveglio
Rapita quel primo mattino
il vapore insicuro del destino,
mentre il primo sole assaporava ancora
il profumo rosa della luna in vestaglia,
l’argenteo aroma di una paglia,
ti vidi vestire il tuo ultimo respiro affannoso
fuggire impazzita nell’aroma scabroso
di quel caffè corretto dall’inutile grappa adamantina.
Pioggia
Pioggia in arrivo,
dissidente tempesta che smonta la testa,
è finita la festa di azzurro in vena,
spunta la iena di terra di siena;
sestanti e traguardi
scuoton sguardi rossastri, contorni appaion codardi,
le vele si gonfian di aria a folate,
soffia i capelli, taglia i visi come coltelli
scavati, svuotati, lavati,
come bianchi marmi anticati.