Archivio etichetta per ‘Francesco Finizio’
Vecchio strumento
Sapore di menta nel relitto d’amore,
sapore di morte nell’eterno fuggire,
sapor d’abbandono, le aride parole
non hanno più suono.
Il vecchio strumento ormai non è buono
antichi sbadigli di piccoli tigli,
pagate con piglio; oh ultimi raggi
pagate alla notte i tristi pedaggi,
oscuri tendaggi che spengon miraggi
nel cuore tatuaggi di glorie perdute.
Stagioni
E’ vero mi sento straniero,
una foglia ingiallita di pero,
un’acino di vino sincero,
uno stremato levriero
che segue ancora la triste signora.
L’anziana castagna rimbalza sonora
sul viso ammuffito dell’estate canora,
respiro nell’aria un lutto segreto
di note danzanti e forti colori,
le piogge incessanti,
le morbide nebbie.
Risveglio
Rapita quel primo mattino
il vapore insicuro del destino,
mentre il primo sole assaporava ancora
il profumo rosa della luna in vestaglia,
l’argenteo aroma di una paglia,
ti vidi vestire il tuo ultimo respiro affannoso
fuggire impazzita nell’aroma scabroso
di quel caffè corretto dall’inutile grappa adamantina.
Pioggia
Pioggia in arrivo,
dissidente tempesta che smonta la testa,
è finita la festa di azzurro in vena,
spunta la iena di terra di siena;
sestanti e traguardi
scuoton sguardi rossastri, contorni appaion codardi,
le vele si gonfian di aria a folate,
soffia i capelli, taglia i visi come coltelli
scavati, svuotati, lavati,
come bianchi marmi anticati.
Il tempo
E’ presto per stordirsi sotto
questi argenti gelidi e oscuri;
è presto per respirare i cianuri
prossimi ai respiri affannosi;
è presto varcar la soglia della svaligiata tomba
fra rovi secchi e plastiche brutali di fiori finti;
è presto ardere nel braciere le passioni
e i ricordi di ingordi e sordi coiti;
è presto volare con la mente nel cielo
canzonato dalle grasse nubi che ruttano tuoni;
è presto terminare il viaggio nell’amore selvaggio,
sparare a quel cuore nel pomeriggio,
salivar pretese di amante petulante e intrigante.
Estinte Illusioni
Sono pronto a pagare con l’argento, con l’acciaio,
triste e irriverente formicaio di vendetta,
stelletta arrugginita che punge le dita,
che allieta il sorriso dell’idiota.
Sono pronto a verniciare il mio viso
stanco e triste con tinte miste,
sono pronto ha sacrificare queste mie illusioni estinte
dipinte malamente sulle pareti degli assurdi sogni anacoreti,
che santificano le tonache di piccoli preti
che si serbano con cura e attenzione come segreti.
Compagna di una notte
… lucide scatolette senza etichette,
sesso e decesso nell’ordigno giornaliero,
situazione di stallo, soluzione da sballo
ed io, che faccio?
Ballo la salsa che condisce queste false stagioni,
ballo per non perdere le ragioni;
nuda e cruda la vita su quei bastioni,
fra la gente atterrita nei vagoni,
una danza insicura di timide gambe
come ramoscelli, come agguerriti ruscelli,
uccelli migratori atterrano su viagra e integratori.
Che Guevara
Che Guevara nella storia,
Che Guevara pensoso e polveroso,
fuggir sul motore scoppiettante,
allegro, spensierato, morso dall’inganno.
Il timido sorriso,
intriso d’odio e di speranza
appare e scompare dalla foresta al mare,
un bimbo ti rincorre forsennato,
sorrisi di gente comune, braccia protese,
sventolar felice di consunte bandiere.
Cammini sola e viva
Escrementi di inutili menti
sparsi su tappeti di incoerenza intellettiva,
cammini sola e viva, sei attiva
come il cratere di un vulcano,
sorseggi i colori dell’autunno con eterna saggezza,
lapilli infuocati di poetici zampilli di vino.
Respiri la puzza di matasse marroni delicate
e posate sui marmi rosa e i grigi graniti di strada;
assaggi le essenze e i vapori di fuggenti macchine infernali.
Afghano
Afghano,
quel cuore di tutti è l’amore,
è triste ascoltare richiami di guerra
si agita ancora quel corpo straziato.
Afghano,
oh soldato la morte ti attende,
il cuore che fugge e infrange il destino
si legge in piazza di primo mattino.