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Luigi Tenco, una voce inascoltata
“Allora io trovo pace, convincendomi che Luigi non poteva invecchiare a mediocre livello. Lui somiglia agli eroi, ai quali il destino toglie l’umiliazione della vita terrena e il disagio del progressivo declino fisico”.
Con queste parole, a distanza di oltre vent’anni dalla sua morte, l’ormai cinquantenne Dalida ricordava Luigi Tenco.
Addio a Martino Oberto, padre della poesia visiva
Scrittore o pittore? Tutt’e due. Questo è Martino Oberto (1925-2011), figura di spicco della poesia avanguardista della seconda metà del XX secolo e “padre” della cosiddetta “poesia visiva”, scomparso lo scorso 22 giugno all’età di 86 anni.
Sia commiserata la nazione
Pieta’ per la nazione i cui uomini sono pecore
e i cui pastori sono guide cattive
Pieta’ per la nazione i cui leader sono bugiardi
i cui saggi sono messi a tacere…
Un istante…
Ti guardo negli occhi,
sulla scia di questo attimo profondo,
in un secondo infinito trasformato in eternità.
Un attimo nel tuo sguardo,
un attimo sono nei tuoi occhi,
nella tua mente,
nella tua vita.
Notte d’estate
Onda dopo onda
questa notte d’estate
mi porta sul mare
Sopra di me un cielo
che ferma il dolore
davanti a me
frammenti di stelle
incantevoli e fragili come la vita
si rincorrono
si perdono tra le nuvole.
Tristezza
…e quante stelle in cielo stasera
le conto ad una ad una
un dolore sordo si fa strada
e riluce tra le tante
malinconia?… tristezza?
cos’è che agita questo mio cuore?
irrequietezza…facile dolore?
Vecchio strumento
Sapore di menta nel relitto d’amore,
sapore di morte nell’eterno fuggire,
sapor d’abbandono, le aride parole
non hanno più suono.
Il vecchio strumento ormai non è buono
antichi sbadigli di piccoli tigli,
pagate con piglio; oh ultimi raggi
pagate alla notte i tristi pedaggi,
oscuri tendaggi che spengon miraggi
nel cuore tatuaggi di glorie perdute.
Stagioni
E’ vero mi sento straniero,
una foglia ingiallita di pero,
un’acino di vino sincero,
uno stremato levriero
che segue ancora la triste signora.
L’anziana castagna rimbalza sonora
sul viso ammuffito dell’estate canora,
respiro nell’aria un lutto segreto
di note danzanti e forti colori,
le piogge incessanti,
le morbide nebbie.
Risveglio
Rapita quel primo mattino
il vapore insicuro del destino,
mentre il primo sole assaporava ancora
il profumo rosa della luna in vestaglia,
l’argenteo aroma di una paglia,
ti vidi vestire il tuo ultimo respiro affannoso
fuggire impazzita nell’aroma scabroso
di quel caffè corretto dall’inutile grappa adamantina.
Pioggia
Pioggia in arrivo,
dissidente tempesta che smonta la testa,
è finita la festa di azzurro in vena,
spunta la iena di terra di siena;
sestanti e traguardi
scuoton sguardi rossastri, contorni appaion codardi,
le vele si gonfian di aria a folate,
soffia i capelli, taglia i visi come coltelli
scavati, svuotati, lavati,
come bianchi marmi anticati.
